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Ia, Cina accelera su chip e modelli, ridotto il divario con gli Usa

Roma, 22 set. (askanews) – La Cina sta rapidamente riducendo il divario tecnologico che ancora la separa dagli Stati uniti nell’Intelligenza artificiale, puntando contemporaneamente su chip nazionali più potenti, nuove architetture di calcolo, enormi infrastrutture per l’addestramento dei modelli e tecniche software capaci di ottenere prestazioni elevate con una minore quantità di risorse. L’ultimo segnale arriva da Alibaba, che ha presentato quello che definisce il più potente processore cinese per l’Ia e ha annunciato l’intenzione di addestrare un modello con fino a 10mila miliardi di parametri.

Nel corso della conferenza annuale Apsara, in corso a Hangzhou, il presidente di Alibaba Joe Tsai ha ribadito l’obiettivo del gruppo di costruire capacità lungo l’intera filiera dell’Intelligenza artificiale, dall’hardware ai modelli fino ai servizi attraverso cloud. L’amministratore delegato Eddie Wu Yongming ha indicato proprio “modelli di Ia, chip per l’Ia e cloud” come i tre pilastri della strategia dell’azienda.

Il salto più significativo riguarda l’hardware. Alibaba ha presentato il processore Zhenwu V900, che secondo il gruppo offre prestazioni tre volte superiori rispetto al precedente Zhenwu M890 e rappresenta attualmente “il più potente chip per l’Ia in Cina”. Il processore dispone di 216 gigabyte di memoria ad alta larghezza di banda e di una capacità di comunicazione tra chip pari a 1,2 terabyte al secondo. La produzione di massa e la commercializzazione sono previste per il primo trimestre del 2027.

L’aspetto forse più rilevante, tuttavia, è l’architettura con cui Alibaba intende utilizzare questi processori. Un singolo sistema di calcolo potrà collegare fino a 500.000 Zhenwu V900, creando enormi cluster destinati sia all’addestramento sia all’utilizzo dei modelli di Ia più avanzati. E’ una strada simile a quella imboccata da Huawei, che nei giorni scorsi ha presentato il nuovo sistema Atlas 960 SuperPoD, basato sui processori Ascend 960.

L’obiettivo cinese è compensare almeno in parte il ritardo nella produzione del singolo semiconduttore più avanzato attraverso una maggiore integrazione tra migliaia o centinaia di migliaia di chip, migliorando velocità di comunicazione, memoria e organizzazione complessiva della potenza di calcolo. Alibaba ha già delineato una tabella di marcia fino al 2028, che comprende il successore Zhenwu J900 e nuovi processori centrali Yitian progettati specificamente per i sistemi di Ia basati su agenti.

Parallelamente cresce la dimensione dei modelli. Alibaba intende portare la futura famiglia Qwen 5 a una scala compresa tra 5mila e 10mila miliardi di parametri. L’attuale Qwen 3.8-Max ne utilizza 2.400 miliardi, mentre Kimi K3 della cinese Moonshot AI arriva a 2.800 miliardi. La società vuole inoltre aumentare entro il 2032 la capacità complessiva dei propri centri dati nel mondo a oltre 20 gigawatt.

La rincorsa cinese, tuttavia, non passa soltanto attraverso l’aumento della potenza di calcolo. Negli ultimi anni le aziende del Paese hanno investito sempre più anche nell’efficienza dei modelli, cercando di ottenere prestazioni elevate utilizzando meno chip e meno energia. Tra gli strumenti impiegati c’è la cosiddetta “distillazione”, una tecnica attraverso la quale un modello più piccolo viene addestrato a riprodurre parte delle capacità di un sistema più grande. La tecnica in sé è ampiamente utilizzata nel settore, mentre negli Stati uniti sono state fortemente contestate le modalità con cui potrebbe essere impiegata quando l’addestramento sfrutta le risposte prodotte da modelli proprietari sviluppati da altre società.

E’ proprio la combinazione tra hardware, architetture di calcolo e maggiore efficienza software a rendere più complesso l’effetto delle restrizioni statunitensi sulle esportazioni di semiconduttori avanzati verso la Cina. I principali modelli cinesi continuano ancora a dipendere in misura importante dai processori Nvidia per l’addestramento, ma aziende come Alibaba e Huawei stanno investendo massicciamente per costruire alternative nazionali.

La corsa tecnologica è ormai entrata direttamente anche nell’agenda dei rapporti politici tra Pechino e Washington e sarà uno dei temi sul tavolo del vertice tra il presidente Usa Donald Trump e il presidente cinese Xi Jinping previsto per il 24 settembre. Il portavoce del ministero degli Esteri cinese Guo Jiakun, nella quotidiana conferenza stampa di oggi, pur non entrando nel dettaglio dei temi specifici che i leader affronteranno nel loro incontro, ha ribadito che “la Cina ritiene da sempre che tutte le parti debbano promuovere congiuntamente uno sviluppo dell’intelligenza artificiale aperto, inclusivo, accessibile a tutti e orientato al bene”.

La competizione, quindi, non riguarda più soltanto la capacità cinese di produrre un chip equivalente ai processori più avanzati statunitensi. Pechino e i suoi campioni tecnologici stanno cercando di colmare il divario attraverso un approccio più ampio: processori nazionali, centinaia di migliaia di chip collegati tra loro, nuove architetture, modelli sempre più grandi e tecniche capaci di utilizzare in maniera più efficiente la potenza di calcolo disponibile. Parallelamente, Cina e Stati uniti si trovano di fronte alla questione di definire regole e possibili forme di cooperazione per governare una tecnologia che è diventata al tempo stesso uno dei principali terreni della loro competizione strategica. Un percorso che non ha ancora cancellato il vantaggio tecnologico degli Stati uniti, ma che mostra come le restrizioni americane non abbiano impedito a Pechino di continuare ad avanzare rapidamente nella corsa globale all’Intelligenza artificiale.