10.8 C
Roma
sabato, 24 Gennaio, 2026
Home GiornaleIl bilaterale con Merz esalta la postura trumpiana della Meloni

Il bilaterale con Merz esalta la postura trumpiana della Meloni

Sul Medio Oriente e il ruolo degli Stati Uniti la premier italiana sceglie una linea accomodante con la Casa Bianca, spingendosi fino a evocare il Nobel per la pace a Trump.

Un asse per una nuova stagione europea

Il vertice intergovernativo tra Italia e Germania, svoltosi a Roma tra Villa Doria Pamphilj e l’hotel Parco dei Principi, ha segnato la volontà di aprire una “nuova stagione” nei rapporti tra i due Paesi, chiamati a essere il “cuore pulsante” dell’Unione europea attraverso la forza delle rispettive industrie manifatturiere. Giorgia Meloni e Friedrich Merz hanno insistito sulla necessità di un’Europa più forte e autorevole, capace di incidere sugli equilibri geopolitici e geostrategici, scegliendo di costruire il proprio destino invece di subirlo.

Competitività, industria e difesa comune

La convergenza tra Roma e Berlino emerge con nettezza sul dossier della competitività. Meloni e Merz condividono l’urgenza di un cambio di passo “deciso, radicale e coraggioso”, anche attraverso una revisione delle scelte europee considerate autolesionistiche, a partire dal Green Deal. Il “paper” congiunto firmato in vista del vertice informale di Bruxelles del 12 febbraio punta a rilanciare l’industria europea, valorizzando settori chiave come automotive e difesa, e a riformare la governance dell’Unione per rafforzarne la capacità di agire come attore geopolitico. Sullo sfondo, l’obiettivo di una vera difesa europea come pilastro della Nato, con il coordinamento italo-tedesco a fare da motore.

Board of peace: il limite esplicito di Merz, l’allusione di Meloni

È sul terreno del Medio Oriente che affiora una differenza più sottile ma politicamente rilevante. Sul board of peace per Gaza, promosso dall’amministrazione Trump con un fondo da un miliardo di dollari, Merz segnala apertamente come lo statuto di questo organismo – il “boardello”, come ha titolato ieri “Il Manifesto” –   impedisca alla Germania di aderire; mentre Meloni, pur richiamando i vincoli costituzionali, insiste sulla necessità (per l’Italia) di non auto-escludersi e sull’auspicio che cambi il modello del board per poter firmare. Un’impostazione che rivela il sottinteso ambiguo della politica meloniana, vista il suo costante barcamenarsi.

Trump e la prospettiva del Nobel

È proprio nel rapporto con Donald Trump che la linea della premier si spinge oltre il terreno della collaborazione pragmatica rivendicata. L’auspicio di una candidatura del presidente americano al Nobel per la pace, qualora riuscisse a incidere per una soluzione “giusta e duratura” del conflitto ucraino, introduce un elemento simbolico che eccede il semplice realismo diplomatico.

Il riferimento non si limita a riconoscere il ruolo degli Stati Uniti come attore indispensabile, ma finisce per legittimare una visione personalistica del potere e della pace, coerente con la cifra politica del trumpismo. Una scelta che si colloca in continuità con altre prese di posizione recenti della Premier, come la definizione di “legittima” della cattura del presidente venezuelano Nicolás Maduro, e che segnala una crescente disponibilità italiana ad assumere come dato politico il modello decisionale americano.

Un asse europeo, due posture atlantiche

Nel bilaterale convivono così due registri distinti. Da un lato, una forte sintonia su industria, competitività e difesa europea; dall’altro, una differenza marcata nel rapporto con Washington. Merz mantiene una linea più esplicitamente istituzionale, attenta ai vincoli e alle forme. Meloni, pur riconoscendoli implicitamente, privilegia una postura di adattamento politico e simbolico al quadro trumpiano.

Il rischio, per l’Europa che entrambi dicono di voler rafforzare, è che l’autonomia strategica evocata resti confinata al piano industriale e militare, mentre sul terreno politico e simbolico continui a prevalere una logica di adeguamento al potere americano del momento.