La non più adesione al Pd di Pietro Bartolo, medico di estrazione cattolica da sempre in prima fila nel soccorso ai migranti a Lampedusa, ha riproposto il tema della progressiva lontananza dell’area cattolico popolare dal partito targato Elly Schlein. Un dissenso politico, culturale e programmatico nei confronti del nuovo corso del partito che, com’è evidente a quasi tutti, ha cambiato radicalmente il suo profilo, la sua natura e, soprattutto, il suo progetto politico rispetto all’ormai antica vocazione del Pd.
Dal Pd plurale di Veltroni e Marini al ritorno della filiera della sinistra
Per capirci, rispetto alla sua vocazione originaria, cioè di un partito culturalmente plurale e organicamente di centro-sinistra. Due condizioni che, oggettivamente, sono state sacrificate sull’altare di un ritorno – del tutto legittimo e anche comprensibile – della filiera politica e culturale della sinistra italiana. E cioè, quella che parte dal vecchio Pci e che dopo l’esperienza del PDS e dei Ds è approdata al Pd.
Insomma, un’altra storia che ha un profilo politico del tutto diverso, se non addirittura alternativo, rispetto al Pd del Lingotto di Veltroni, con l’apporto decisivo e determinante di esponenti come Rutelli, Marini e molti altri fondatori del partito dell’epoca.
Il silenzio del Nazareno
Ora, anche se il caso Bartolo è stato subito silenziato in quanto non commentato dai vertici del Nazareno, è indubbio sottolineare – almeno per chi ha un minimo di onestà intellettuale – che l’esperienza, il pensiero, la storia e la tradizione del cattolicesimo popolare e sociale sono del tutto lontani, estranei ed esterni rispetto al progetto politico perseguito dalla “testardamente unitaria” segretaria del Pd e dal gruppo dirigente che la sostiene in tutte le pubbliche occasioni.
I cattolici nel Pd come gli “indipendenti” nelle liste del Pci
È a tutti noto, del resto, che la presenza di ciò che resta dei cattolici popolari all’interno dell’attuale Pd ricorda molto la vecchia ed antica, nonché gloriosa e qualificata, storia dei “cattolici indipendenti eletti nelle liste del Pci” negli anni ’70 e ’80. Una esperienza importante e significativa, quella dei Raniero La Valle, per citare uno degli esponenti più rappresentativi, che era però caratterizzata da una precisa prassi.
E cioè, si trattava di candidature che non dovevano minimamente intaccare il progetto politico del partito che era progettato, studiato e propagandato dal gruppo dirigente del partito ospite del tempo, ovvero il Pci.
Ospiti, non protagonisti
Mutatis mutandis, come si suol dire, oggi il ruolo dei cosiddetti cattolici popolari nel Pd è ritornato ad essere quello dei “cattolici indipendenti eletti nelle liste del Pci”. E cioè, ospiti e non protagonisti. Candidati e non fondatori. Gregari e non titolari.
E, del resto, non stupisce affatto che si registri la fuga progressiva di quell’area culturale dall’attuale principale partito della sinistra italiana.
Una casa politica da ricostruire
Certo, esiste – eccome se esiste – il problema di ridare una casa accogliente, coerente e lungimirante ad un’area politica, culturale, sociale e forse anche etica che oggi è semplicemente disorientata e spaesata. Una casa, un luogo, un partito o un movimento dove si ritorna, però, ad essere politicamente protagonisti e non semplici ed insignificanti gregari.
Una casa, però, che non sia una semplice “tenda” o un rifugio o un accampamento, come ha già deciso a tavolino un autorevole dirigente politico ex comunista come Goffredo Bettini.
