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martedì, 27 Gennaio, 2026
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Il caso Bartolo è un’altra spina nel fianco della Schlein

Il distacco dell’ex europarlamentare dal Pd riapre una questione politica, culturale e identitaria che riguarda il presente e il futuro dell’area più legata ai valori del cattolicesimo popolare nell’attuale centrosinistra

La non più adesione al Pd di Pietro Bartolo, medico di estrazione cattolica da sempre in prima fila nel soccorso ai migranti a Lampedusa, ha riproposto il tema della progressiva lontananza dell’area cattolico popolare dal partito targato Elly Schlein. Un dissenso politico, culturale e programmatico nei confronti del nuovo corso del partito che, com’è evidente a quasi tutti, ha cambiato radicalmente il suo profilo, la sua natura e, soprattutto, il suo progetto politico rispetto all’ormai antica vocazione del Pd.

Dal Pd plurale di Veltroni e Marini al ritorno della filiera della sinistra

Per capirci, rispetto alla sua vocazione originaria, cioè di un partito culturalmente plurale e organicamente di centro-sinistra. Due condizioni che, oggettivamente, sono state sacrificate sull’altare di un ritorno – del tutto legittimo e anche comprensibile – della filiera politica e culturale della sinistra italiana. E cioè, quella che parte dal vecchio Pci e che dopo l’esperienza del PDS e dei Ds è approdata al Pd.

Insomma, un’altra storia che ha un profilo politico del tutto diverso, se non addirittura alternativo, rispetto al Pd del Lingotto di Veltroni, con l’apporto decisivo e determinante di esponenti come Rutelli, Marini e molti altri fondatori del partito dell’epoca.

Il silenzio del Nazareno 

Ora, anche se il caso Bartolo è stato subito silenziato in quanto non commentato dai vertici del Nazareno, è indubbio sottolineare – almeno per chi ha un minimo di onestà intellettuale – che l’esperienza, il pensiero, la storia e la tradizione del cattolicesimo popolare e sociale sono del tutto lontani, estranei ed esterni rispetto al progetto politico perseguito dalla “testardamente unitaria” segretaria del Pd e dal gruppo dirigente che la sostiene in tutte le pubbliche occasioni.

I cattolici nel Pd come gli “indipendenti” nelle liste del Pci

È a tutti noto, del resto, che la presenza di ciò che resta dei cattolici popolari all’interno dell’attuale Pd ricorda molto la vecchia ed antica, nonché gloriosa e qualificata, storia dei “cattolici indipendenti eletti nelle liste del Pci” negli anni ’70 e ’80. Una esperienza importante e significativa, quella dei Raniero La Valle, per citare uno degli esponenti più rappresentativi, che era però caratterizzata da una precisa prassi.

E cioè, si trattava di candidature che non dovevano minimamente intaccare il progetto politico del partito che era progettato, studiato e propagandato dal gruppo dirigente del partito ospite del tempo, ovvero il Pci.

Ospiti, non protagonisti

Mutatis mutandis, come si suol dire, oggi il ruolo dei cosiddetti cattolici popolari nel Pd è ritornato ad essere quello dei “cattolici indipendenti eletti nelle liste del Pci”. E cioè, ospiti e non protagonisti. Candidati e non fondatori. Gregari e non titolari.

E, del resto, non stupisce affatto che si registri la fuga progressiva di quell’area culturale dall’attuale principale partito della sinistra italiana.

Una casa politica da ricostruire

Certo, esiste – eccome se esiste – il problema di ridare una casa accogliente, coerente e lungimirante ad un’area politica, culturale, sociale e forse anche etica che oggi è semplicemente disorientata e spaesata. Una casa, un luogo, un partito o un movimento dove si ritorna, però, ad essere politicamente protagonisti e non semplici ed insignificanti gregari.

Una casa, però, che non sia una semplice “tenda” o un rifugio o un accampamento, come ha già deciso a tavolino un autorevole dirigente politico ex comunista come Goffredo Bettini.