Verso il voto, tra schieramenti già definiti
Le elezioni politiche nazionali si avvicinano. Si voterà, salvo sconvolgimenti che non sono però all’ordine del giorno, fra circa 15 mesi. E, di conseguenza, ci si attrezza per capire quale sarà il profilo politico, culturale e soprattutto programmatico delle rispettive coalizioni.
Ora, e per fermarsi a quella che nel passato si chiamava “politica di centro”, meglio definita come progetto per un “centro di governo, democratico e riformista”, si deve prendere atto di quello che concretamente emerge dalla dialettica politica italiana. E, se vogliamo essere anche intellettualmente onesti, non possiamo non evidenziare alcuni dati di fatto, oggettivi.
La sinistra e il centro sotto la tenda
La coalizione di sinistra e progressista, ad esempio, è sempre più chiara e netta nel declinare il suo progetto politico. Sappiamo, ormai, chi sono i veri azionisti politici dell’alleanza – e cioè Schlein, Conte, il trio Fratoianni/Bonelli/Salis, Landini, con l’aggiunta delle note associazioni di categoria, soprattutto in questi tempi di dibattito sul referendum costituzionale sulla giustizia – e, di conseguenza, emerge in modo altrettanto chiaro la cifra politica di quel campo.
Ovvero, parliamo di una coalizione che fa del massimalismo, dell’estremismo e del radicalismo la sua essenza di fondo. Con tanti saluti, come ovvio, rispetto a tutto ciò che è anche solo lontanamente riconducibile al Centro o alla politica di centro.
Spiace dirlo, ma dobbiamo dare atto a quello che tempo fa l’autorevole dirigente ex comunista Goffredo Bettini aveva già previsto e pianificato. E cioè, per il Centro nella coalizione di sinistra e progressista c’è spazio solo sotto una “tenda”. E così è stato, piaccia o non piaccia alle mille sigle e agli innumerevoli aspiranti al seggio parlamentare dei vari protagonisti “centrini”.
Del resto, non c’è tema, argomento, proposta o dibattito che non registri il protagonismo degli esponenti della sinistra estremista, massimalista, radicale e populista. Per il resto, appunto, c’è spazio solo in tribuna. O meglio, al massimo si può aspirare a un “diritto di tribuna”.
Il centrodestra e il peso della leadership
Sul versante del centrodestra, malgrado esista un partito dichiaratamente centrista e riformista come Forza Italia, è indubbio che la forza, il carisma e il peso politico di Giorgia Meloni siano talmente forti ed evidenti che qualunque altro apporto risulta certamente importante, ma del tutto ininfluente ai fini del progetto politico complessivo della coalizione.
Anche perché l’elettorato centrista di quell’area, come ormai ci dicono quasi tutti i sondaggisti, tende sempre più a riconoscersi nel partito della Premier
Una scommessa ancora aperta
Per queste ragioni, semplici ma persino oggettive, chi nel 2027 vorrà riproporre un polo autenticamente centrista e riformista dovrà recuperare sino in fondo la scommessa lanciata nel lontano 1994 da Franco Marini, Mino Martinazzoli, Gerardo Bianco e molti altri leader e dirigenti del Ppi delle origini.
Fu il progetto del “Patto per l’Italia” con Mario Segni a contribuire a dare uno scossone a un bipolarismo che già allora si presentava con connotati troppo estremisti, massimalisti e radicali.
E se ci sarà un progetto politico che andrà davvero in quella direzione, non potrà non essere preso in seria considerazione da tutti coloro che ancora credono e scommettono sulla “politica di centro” nella democrazia italiana.
