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Il dopo referendum: un uso accorto del risultato

Il voto impone misura ai vincitori e riflessione agli sconfitti, mentre l’alta affluenza riapre il tema del senso civico e della qualità delle istituzioni.

Una lezione per la destra, La misura che serve alla sinistra

Ora si dovrebbe fare un uso accorto del risultato referendario. La destra dovrebbe cercare la radice non troppo nascosta della sua sconfitta: l’eccesso di baldanza e quell’allineamento a Trump che l’italiano medio, credo, consideri un pallone gonfiato quando è in vena di minimizzare e un pericolo pubblico quando è più in ansia.

La sinistra, a sua volta, dovrebbe cantare vittoria sì, ma non troppo, e considerare che, di qui alla vittoria elettorale, ce ne corre e che per arrivare fin lì occorrerebbe non fidarsi troppo della propria pancia. Si spera che lo facciano tutti e due.

Il dato inatteso dell’affluenza

Quello che, però, colpisce di più (e impegna di più) è il dato dell’affluenza, cioè l’aspetto che nessuno si aspettava. Eravamo abituati ad affacciarci tutti quanti su di un elettorato svogliato, diffidente, di malumore un po’ verso tutti quanti. Invece, non appena si comprende che la disputa politica può essere cruciale e tocca temi che, in un modo o nell’altro, stanno a cuore a tutti, scatta la molla di quello che, un tempo, si chiamava senso civico.

Cosa che dice molto, agli uni e agli altri, e invita a cercare di capire come si possano costruire istituzioni più solide e costumi più sobri a partire da questa così inattesa partecipazione agli affari di Stato.

I gesti necessari dopo il voto

Per onorare un riscontro così prezioso occorrerebbe però anche qualche gesto. Per esempio, che dalle parti del governo si avviasse una rivisitazione (auto)critica che andasse oltre le dimissioni dei più indifendibili. E ancora, che nei raduni dei magistrati non ci si mettesse a cantare e inveire come se fossero sul palco di un comizio.

 

Fonte: La Voce del Popolo – Giovedì 26 marzo 2026

[Articolo qui fiproposto per gentile concessione del dell’autore e del direttore del settimanale della diocesi di Brescia]