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domenica, 8 Febbraio, 2026
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Il “Futuro europeo” contro il “Futuro nazionale” di Vannacci

Sotto il dato nominale di un nuovo partito, riaffiora un immaginario politico che guarda all’indietro: nazionalismo identitario, diffidenza verso l’Europa, rimozione delle disuguaglianze sociali.

Una novità…già vista

Sulla nascita del nuovo partito di Roberto Vannacci, dichiaratamente anti-democratico e anti-egualitario, si è già detto molto. E temo se ne dirà ancora. Mi accodo, in punta di piedi.

Nel 1995 il Movimento Sociale Italiano in, con la svolta di Fiuggi e la leadership di Gianfranco Fini, decise di cambiare nome: da MSI ad Alleanza Nazionale. Un passaggio pensato per prendere le distanze dall’eredità fascista di un partito fondato nel 1946 da esponenti della Repubblica Sociale Italiana, tra cui Giorgio Almirante, Pino Romualdi e Arturo Michelini.

La mossa fu politicamente accorta: liberarsi degli “odori” del fascismo storico e avvicinarsi al centro elettorale moderato, allora egemonizzato da Berlusconi. I risultati arrivarono: dal 5% circa del MSI si passò a oltre il 13% di AN, con l’ingresso per la prima volta al governo.

Una strategia che Giorgia Meloni ha in larga parte ripreso, riuscendoci pienamente, e che oggi tenta di consolidare occupando porzioni di centro politico e sociale, anche grazie alla debolezza dell’opposizione.

L’“Ur-fascismo” secondo Umberto Eco

È singolare che proprio nel 1995, nello stesso anno della svolta di Fiuggi, Umberto Eco – intervenendo a un simposio alla Columbia University di New York – formulasse la sua celebre tesi sull’“Ur-fascismo”, il “fascismo eterno”.

Secondo Eco, il fascismo storico può morire, ma non muore la sua ideologia profonda: un insieme di abitudini culturali, istinti e pulsioni che riaffiorano ciclicamente. Patria e nazione assolutizzate, culto della tradizione e del capo carismatico, razzismo, populismo, disprezzo delle minoranze, ostilità verso gli omosessuali, uso strumentale della religione cattolica come leva identitaria. Mussolini, ricordava Eco, citava spesso Dio e non disdegnava di farsi chiamare “l’uomo della Provvidenza”.

Queste pulsioni, scriveva Eco, non scompaiono mai. Ci accompagnano. Forse aveva colto qualcosa di profetico – lui che da giovane aveva frequentato l’Azione cattolica e servito la Messa – ma soprattutto aveva colto nel segno.

Un Futuro nazionale” che guarda al passato

Con Vannacci non siamo di fronte a un progetto che guarda al futuro europeo, ma a un’operazione che rivendica un “Futuro nazionale” fondamentalmente rivolto all’indietro. Un partito personale, fondato e controllato dal suo leader, generale di formazione militare, affascinato da una visione putiniana del potere e da una concezione solitaria del comando.

È l’ennesimo partito-marchio, con il cognome del fondatore ben impresso sull’insegna. E forse dovremmo persino ringraziare il cielo che, questa volta, non si tratti dell’ennesimo partito di centro.

Una nuova destra dai valori antichi

Siamo a un quarto del Terzo millennio e ci troviamo davanti a una nuova sinistra e, parallelamente, a una nuova destra. Ma “nuova” solo nel calendario. I valori di fondo restano quelli delle destre storiche: identità gelose, territori da difendere, ossessione per la purezza etnica, paura del diverso.

Una destra che confida nella presa su un elettorato tricolore disperso, insicuro e spaventato, simile a quello di altri movimenti europei estremi, con lo sguardo rivolto al trumpismo e al nazionalismo statunitense del “Make America Great Again”. Una visione fuori dalla realtà geopolitica: un sovranismo solitario, ottocentesco, mescolato a razzismo e all’ossessione per la “sostituzione etnica” legata alle migrazioni.

È il “mondo al contrario” raccontato da Vannacci: non un mondo da comprendere e governare, ma da respingere in blocco perché incompatibile con le sue convinzioni personali. Le stesse che Eco avrebbe definito pulsioni del fascismo permanente: odio per le minoranze, esaltazione delle maggioranze, nostalgia littoria, regressione elevata a valore. Fino all’affermazione brutale secondo cui le persone omosessuali dovrebbero “farsi una ragione” perché “non sono normali”.

Lillusione sovranista nellera delle potenze globali

Questa destra guarda alle élite, ma mostra vuoti preoccupanti. Propone una chiusura identitaria tanto irrealistica quanto pericolosa, soprattutto di fronte a potenze globali come Stati Uniti, Russia e Cina. Pensare che uno Stato europeo possa affrontare da solo queste sfide è semplicemente ridicolo.

L’Europa è debole e divisa, ma proprio per questo ha bisogno di più integrazione, non di meno. Come ripete spesso Mario Draghi, in un contesto di “ordine globale defunto” l’alternativa è un federalismo pragmatico: senza di esso l’Unione rischia di essere sottomessa, divisa e deindustrializzata. Un’analisi rafforzata dagli interventi puntuali di Sergio Fabbrini sulle pagine del Sole 24 Ore.

Il grande assente: la povertà

C’è infine un’assenza che pesa più di tutte. Nel “Futuro nazionale” di Vannacci non trova spazio l’8,4% delle famiglie italiane – circa 5,7 milioni di persone – che, secondo l’Istat, vivono in povertà assoluta.

Un futuro che ignora questa realtà non è un progetto politico: è un esercizio ideologico.