Sembra che di questi tempi qualcosa non giri per il verso giusto. Non si tratta propriamente di versi poetici a cui ricorrere per dire della bellezza del mondo e neppure dell’originaria traccia dell’aratro tirato dai buoi impegnati nel lavoro dei campi.
C’è un sostantivo che ormai si può declinare solo al plurale. Ne deriva che “guerra” può essere espresso solo in “guerre” e forse, a dirla così, è ancora una fortuna. Se si tornasse alla sua forma singolare vorrebbe dire che l’intero mondo, ogni suo angolo, si è infiammato e sarebbero dolori seri.
Per adesso il Medio Oriente la fa da padrona: un intreccio di etnie e di interessi impossibile da sgrovigliare, un caleidoscopio di sfumature di poteri dove ciascuno sta contro l’altro ma, sotto sotto, non del tutto, perché devo intanto guardarmi anche dal mio alleato di oggi.
Il tempo di una ristrutturazione globale
Resta fermo che la terra si è guardata allo specchio ed evidentemente non si è più piaciuta. Ha pensato bene che fosse giunta l’ora di un restyling e lo stile che si è dato sarebbe quello “proattivo” a cui sembra si sia ispirato. Quindi muovere lo scenario, una sorta di ripresa di movimento per dimagrire dal peso eccessivo di una pace che sta diventando tossica. L’importante è sparigliare gli equilibri attuali che sanno di stantio e mettersi in corsa per rimettersi in sesto.
Ad onor del vero un po’ di esercizio, dal dopoguerra ad oggi, l’ha sempre fatto ma tutto sommato al minimo dei giri, una sbandata sempre controllata. Ora non è parso più sufficiente e il nostro caro pianeta ha deciso di rimettersi in sesto, ciò pur a costo di sudare sangue e polvere da sparo in modo assai più massiccio. Lifting si traduce in un sollevare, forse anche le sorti di un umore contrariato da troppa inerzia.
Ghiotti di futuro
Qualche scellerato potrebbe rimpiangere il bel mondo antico ma c’è chi ricorda che la nostalgia non è una buona strategia perché siamo chiamati al futuro, al pari del canto di Circe. Si è attratti fatalmente verso il precipizio del “dopo” senza prevederne gli effetti ed è forse proprio questa ignoranza ad essere la molla che seduce e che giustifica un passo in avanti a digiuno di mappe da seguire. L’imprevisto è la molla da montare a cavalcioni per lanciarsi incontro a nuovi orizzonti.
Più dei politologi o dei militari esperti di conflitti mondiali, i leaders del mondo potrebbero chiedere suggerimenti alle grandi multinazionali di prodotti cosmetici, e non soltanto per migliorare il proprio outfit. Chissà che non verrebbe proprio da quelle aziende esperte di ringiovanimento qualche indicazione utile per abbellire un pianeta dalla faccia stanca e forse per vincere una guerra. Se lo fanno gli umani ne avrà diritto anche la terra che li ospita, almeno per un diritto-dovere di omogeneità.
L’importanza di una nuova cosmesi
Anche gli animali non sono esenti da un trend che sollecita un cambiamento dello status quo, un adeguarsi a canoni più confacenti all’attualità del momento. È sulla cronaca dei giornali la notizia che al Camel Beauty Show Festival in Oman sono stati squalificati una ventina di cammelli a cui hanno pompato le labbra con filler e la gobba con silicone. Anche lì si è avvertita l’esigenza di mettere mano alle proprie bestie per dare una spinta maggiore alla loro presenza. Accettarsi per come si è e per quanto si ha è una pratica ardua ed ormai intesa come sterile.
L’Oman e il Medio Oriente oggi sono l’ombelico del mondo, la scuola a cui guardare. Anche la morte dovrà tenerne conto e darsi una incipriata per non correre il rischio di annoiare chi un giorno vi si imbatta.
