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Il mondo e una guerra a mani nude

In un mondo dove le guerre si moltiplicano più velocemente delle armi, la confusione dei giudizi e la spettacolarizzazione della morte rivelano la povertà morale della politica e l’assenza di un pensiero di pace.

Un felice scambio di armamenti

La guerra finirà, ogni guerra in corso prima o poi finirà. Anno più, anno meno si avvierà ad una conclusione e sarà durissima rimettersi addosso i vestiti della pace che con buona probabilità comporteranno una severa dieta di spirito bellico per non scoppiarci dentro. Le cronache dicono che l’Ucraina ha sviluppato, per necessità e abilità, la costruzione di droni che ora tornerebbero utili ai Paesi del Golfo per difendersi dai missili iraniani, immaginandosi uno scambio di figurine per sostenersi vicendevolmente.

 

Larte del trasformismo e di giudizi ondeggianti

E’ pari ad uno scambio di ruoli a cui occorre abituarsi. Trump, che oltraggia il diritto internazionale, è, per uno stesso spettatore, cattivo quando arresta Maduro ma santo quando libera il popolo iraniano dai suoi oppressori. E’ sempre il Trump criticato anzi appena mesi fa per non aver mosso paglia a difesa delle esecuzioni del regime contro i suoi giovani oppositori scesi in piazza per chiedere un po’ di libertà. Tornerà cattivo se non ci sarà alcun cambio di manico e la dittatura resterà ad imperare su quella terra. Manca coerenza e nettezza di giudizio perché è il fumo del sangue che fa perdere la corretta visione delle cose, un monocolore rosso che copre il pensiero.

 

Conflitti a secco di armi

Ora si discute su un approccio di sostanza che ha poco a che vedere con i sentimentalismi. Si arriverà al punto che armi e munizioni finiranno in anticipo sulla capacità di produrne per tempo altre. Siamo nel felice paradosso per cui ci sono troppe guerre per quante sono le armi a disposizione. L’uomo si è spinto troppo in là e ne sta per pagare il conto. Il sangue e non l’olio ungerà i meccanismi degli armamenti per ora rimasti in funzione. Così continuando, prima o poi, si arriverà forse a darsele di santa ragione a mani nude o con coltelli e bastoni e poi a causa di sfinimento si smetterà anche in quel modo.

Siamo sempre nel mare delle contraddizioni e dell’orrore quando sul web gira un filmato dell’ affondamento della più grande nave da guerra iraniana al largo delle acque dello Sri Lanka per mano di un siluro sparato da un sommergibile U.S.A. C’è una musichetta da colonna sonora dai toni drammatici o di suspence che fa da fondo alla ripresa dell’affondamento: il tutto mentre muoiono oltre un centinaio di giovani militari che probabilmente non avevano particolare desiderio di stare a bordo di quella fregata.

C’è chi forse applaude a quel successo militare che tinge di cadaveri quel mare e sono gli stessi che poi si intristiscono quando per danni collaterali un missile ha fatto fuori oltre 165 giovani che avevano il torto di frequentare una scuola femminile a ridosso di una base militare iraniana.

 

Lassenza di un pensiero positivo oggi di scorta

Dobbiamo dunque sperare nella fine delle scorte, posto che resterebbe l’ultima risorsa a cui affidarsi per manifesta incapacità degli uomini di scorgere soluzioni di pace affidandosi alla parola che invece non conosce rischi di esaurimento e per questo è meno attrattiva. La prudente formica fa le scorte per l’inverno da affrontare ma anch’essa impazzita oggi si troverebbe in difficoltà.

Petrarca rimava “Amor, ch’a ciò m’invoglia, Sia la mia scorta e ’nsignimi ’l camino”. Sarebbe quella la sola scorta da augurarsi, malgrado la moderna tecnologia non ne avvista la presenza, così che non se ne vede purtroppo alcuna traccia.