Home GiornaleIl No è una vittoria della magistratura, non della sinistra. Dibattito

Il No è una vittoria della magistratura, non della sinistra. Dibattito

Riceviamo e volentieri pubblichiamo. La bocciatura della riforma mette a nudo la fragilità dei partiti e l’inadeguatezza dei processi decisionali, segnalando una crisi strutturale della democrazia rappresentativa e del rapporto tra politica e società.

di Alessandro Cagliani

Una sconfitta che interroga il sistema

La sconfitta del Sì in questo referendum mostra come la debolezza dei partiti sia così palese da essere sconfortante. Un’analisi scevra da ideologie preconcette suggerisce a mio giudizio di prendere in considerazione come il metodo utilizzato per arrivare a questi appuntamenti sia sbagliato nella sua consistenza. Una parte politica che oggi è maggioranza nel paese non riesce a portare a compimento una riforma importante, basilare per la nostra democrazia stante l’auspicato riequilibrio di poteri che poteva scaturirne. Ma perché il risultato non è positivo?

Partiti svuotati e governo senza distinzione

La logica con cui i partiti si sono riorganizzati e ristrutturati è perversa. L’orizzonte strategico è sempre quello di breve periodo poiché non vi è più la scissione tra classi dirigenti di partito e di governo. Il governo del paese deve prevedere l’amministrazione dello stesso mentre il luogo del pensiero che deve rapportarsi più con i gruppi parlamentari è il partito quale luogo di elaborazione di progettualità, visioni di medio lungo periodo.

Ma se oggi i leader, piuttosto che segretari politici che dir si voglia, sono Primo Ministro, ministro della difesa, ministro di trasporti, come possono organizzare la campagna elettorale per un referendum e nel contempo governare?

E i gruppi parlamentari che dovrebbero raccogliere col partito le istanze provenienti dal basso e proporre visioni strategiche di medio periodo derivanti dal tessuto sociale per elaborare proposte in ambito legislativo, dove sono?

Il corto circuito delle riforme

Il percorso per cui è il governo che si occupa della stesura di testi di riforma, porta il dibattito ad essere asfittico, mancante del proprio principio da cui dovrebbe svilupparsi e quindi, nel caso di fattispecie, la risultante rischia di essere quella di dare in pasto al popolo il frutto di un lavoro non condiviso, non respirato dai parlamentari e dal partito e quindi, in ultima istanza, mettendone a rischio ontologicamente la possibilità di successo.

La parola democrazia rischia ormai di essere veramente una chimera. E questo appuntamento in tal senso deve farci riflettere.

 

La crisi della rappresentanza

L’eliminazione del finanziamento pubblico ai partiti, le leggi elettorali susseguitesi nei decenni offensive del popolo e dell’elettore, una continua visione bipartisan di percepire il corpo elettorale come oggetto da blandire piuttosto che soggetto da ascoltare, da percepire e rispettare. L’eliminazione di tutti i corpi intermedi rappresentativi e portatori di interessi portando a sistema quell’individualismo derivante da una visione dell’uomo visto come consumatore e non parte di una comunità.

Tutto questo genera esclusivamente la necessità di leaders che per loro natura sono scorciatoie rispetto al processo faticosamente democratico che porta un paese a essere parte di un processo di crescita e di sviluppo.

L’incapacità della politica di intercettare quindi il popolo stesso e le sue istanze crea un vuoto che purtroppo a volte è riempito da altri che si insinuano negli spazi lasciati liberi dalla rappresentanza che non c’è più e che si ergono a divenire punti di riferimento invece che essere cerniere del funzionamento di uno Stato nei ruoli che loro spettano.

Il ruolo della magistratura e lesito del voto

È il caso della magistratura che da ordine è divenuto potere e che oggi festeggia un No che lascia le cose come stanno.

Il tutto perché il referendum confermativo che sapientemente la costituzione ha disciplinato come strumento di conferma a una scarsità di confronto parlamentare ha sentenziato che con le scorciatoie metodologiche non si va da nessuna parte.

Una vittoria senza vincitori

Ben si intenda. La sinistra non ha vinto nulla, perché il vero dramma è che buona una parte di chi ha votato No non ha come riferimento i partiti di sinistra. Bensì ha come punto di riferimento la magistratura che è ormai con l’Associazione nazionale magistrati un soggetto che si muove esplicitamente nella politica e ha i suoi leader, così come l’impolitica dei partiti odierni.

Il No è una vittoria di Gratteri. Non della Schlein o del partito democratico. Sicuramente non è la vittoria della costituzione contrapposta a chi ha votato sì.  Questa volgarità è da lasciare solo in mano a chi usa ciò che dovrebbe unire per dividere.