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Il nodo irrisolto del centro politico

La tradizione cattolico-popolare può tornare decisiva nella ricostruzione di un centro di governo, ma senza piena agibilità nei partiti rischia di restare marginale.

Rideclinare la politica di centro”

Ad un anno dalle elezioni forse è anche arrivato il momento per essere ancora più chiari del previsto e del normale. Almeno su tre versanti che ci coinvolgono direttamente come Popolari, come esponenti di una cultura politica di centro e come politici che non hanno mai coltivato una vocazione meramente testimoniale o, peggio ancora, di semplici spettatori dei processi politici.

Innanzitutto la necessità, oggi, di rideclinare quella che Guido Bodrato amava definire come “politica di centro”. Soprattutto in un clima politico caratterizzato da una pesante e massiccia radicalizzazione del conflitto e attraversato da una altrettanto nefasta polarizzazione ideologica. Tanto a destra quanto, e soprattutto, a sinistra. E proprio la “politica di centro” e non una semplice e banale equidistanza dai due poli, è oggi la vera sfida politica, culturale e programmatica da lanciare nella politica italiana. Una “politica di centro” che, del resto, è sempre stato un caposaldo essenziale del progetto politico della Democrazia Cristiana e della miglior stagione del cattolicesimo politico italiano.

Il ruolo decisivo dei Popolari

Ed è proprio su questo versante che, ed è la seconda considerazione, il ruolo dei Popolari è decisivo ed essenziale per promuovere e valorizzare un vero ed autentico Centro politico e di governo. Certo, non solo i Popolari ma molte altre storiche e tradizionali culture politiche possono e debbono dare un contributo essenziale per ricostruire una prospettiva centrista, riformista e di governo cercando di attenuare, al contempo, la radicalizzazione del conflitto politico nel nostro paese.

Ma senza la cultura cattolico popolare e cattolico sociale, è inutile negarlo anche e soprattutto per ragioni oggettive e storiche, è semplicemente impossibile costruire una “politica di centro” o un Centro o, infine, un progetto politico centrista, riformista e di governo.

Lagibilità politica come condizione

Ma tutto ciò è possibile, ed è l’ultima considerazione, solo se i cosiddetti partiti centristi – perchè sono più d’uno, com’è ovvio ed evidente – danno piena, concreta e fattiva cittadinanza alla cultura, al pensiero e alla tradizione cattolico popolare, cattolico sociale e cattolico democratica. E questo non per rivendicare grigi e banali spazi di potere ma, al contrario, per innervare, rafforzare ed arricchire il progetto politico di questi partiti e delle rispettive coalizioni di riferimento.

Il tutto nel pieno rispetto delle varie sensibilità e del forte pluralismo politico ed elettorale presenti nell’universo valoriale, culturale ed ideale del cattolicesimo politico italiano. Perchè senza una piena, riconosciuta e trasparente agibilità politica, frutto forse di antiche ed ataviche pregiudiziali ideologiche e culturali, il destino non potrebbe che essere quello di assistere la partita dalla tribuna.

 

Il rischio di una presenza testimoniale

E, per dirla in termini ancora più chiari, senza una agibilità concreta e fattiva nei vari partiti e schieramenti questa cultura e i rispettivi protagonisti – ovvero gli eredi della storia, del pensiero e della tradizione del cattolicesimo politico italiano – avrebbero solo il compito di applaudire o fischiare ciò che avviene in campo senza, però, interferire nella partita.

Ecco perché le tre riflessioni che ho avanzato sono intrecciate l’una con l’altra. Solo il tempo ci dirà, da oggi e sino alle ormai prossime elezioni politiche, se e dove esiste la concreta volontà di individuare nella tradizione del cattolicesimo politico italiano una risorsa ed un valore aggiunto e non solo un peso o un retaggio del passato.