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Il prezzo delle disuguaglianze

Le crescenti ingiustizie sociali alimentano proteste e sfiducia nelle istituzioni. Il rischio di una rivolta politica e la necessità di ricostruire una presenza cattolico-democratica, liberale e cristiano-sociale.

Le quattro Italie e il peso delle ingiustizie

Con la mia teoria euristica della stratificazione sociale italiana, la cosiddetta «teoria dei quattro stati», ho cercato di rappresentare la situazione esistente nel nostro Paese distinguendo tra casta, diversamente tutelati, terzo stato produttivo e quarto non-Stato. Una rappresentazione che evidenzia la profonda ingiustizia esistente sul piano fiscale, soprattutto con riferimento al peso delle tasse, in larga parte, almeno per l’Irpef, a carico del lavoro dipendente e dei pensionati.

Con ciò che sta accadendo in questi giorni tra giovani di diverse classi sociali, studenti, trasportatori e lavoratori di alcuni settori produttivi, l’autunno si presenta molto caldo.

Sono troppe le ingiustizie palesi e troppo netta la distanza tra un Paese legale, guidato da dirigenze inadeguate, e un Paese reale che soffre, senza adeguati canali di partecipazione politica.

 

Dall’astensione elettorale alla protesta sociale

Da Milano a Genova, fino al Centro-Sud dell’Italia, si stanno verificando manifestazioni di protesta. Alcune, quelle dei giovani, si collegano a quanto sta accadendo in molti altri Paesi europei, con particolare violenza in Francia. Altre, nel Mezzogiorno, riguardano lo sciopero degli autotrasportatori, vessati dal prezzo del carburante, in larga parte conseguenza delle guerre scatenate da Putin in Ucraina e da Trump e Netanyahu in Iran.

Avevo concluso la mia nota del 25 settembre scrivendo:

«Anche in un Paese nel quale, per dirla con Prezzolini, “I fessi hanno dei princìpi. I furbi soltanto dei fini”, può accadere che dalla rivolta, sin qui in atto, di renitenza elettorale o da una possibile rivolta fiscale passiva, si passi direttamente a una vera e propria rivolta politica, augurandoci che non sia il populismo di un ex generale filofascista a raccogliere i cocci di questa lacerazione indecente del tessuto sociale del Paese».

Un rischio che non mi sembra venga colto neppure da amici che continuano a inseguire l’onda lunga meloniana.

In questi giorni si moltiplicano i commenti e le reazioni ai fatti di Milano, Genova e altre città del Nord e del Centro-Sud. Intanto il governo ha sfornato l’ennesimo decreto, l’ottavo in pochi mesi, decidendo l’impiego immediato dell’esercito nelle piazze in funzione antisommossa. Una scelta che ha suscitato la reazione negativa del sindacato di polizia e le nette riserve del ministro della Difesa Crosetto, a fronte dell’insistente richiesta di Salvini, alla costante rincorsa del generale Vannacci per qualche voto in più.

 

L’Europa, ultima sentinella dello Stato di diritto

Credo che si stia vivendo in Europa uno dei momenti peggiori dalla Seconda guerra mondiale. Si gioca oggi la definizione di un nuovo equilibrio post-Yalta tra grandi contendenti come Trump, Putin e Xi Jinping, mentre sull’Occidente pesa il dominio delle grandi oligarchie tecnofinanziarie, che subordinano ai propri interessi i leader politici e attentano costantemente alla tenuta della democrazia.

L’Europa diventa così l’ultima sentinella dei diritti e dei valori dello Stato di diritto. Una sentinella che dovremmo preservare con tutte le nostre energie.

Far finta che ciò non stia accadendo o, peggio, assecondare questa insana corrente illiberale, magari per velleitarie ambizioni personali, può diventare esiziale non soltanto per la tenuta sociale, ma per gli stessi equilibri politico-istituzionali del Paese.

 

Il campo degasperiano e la responsabilità dei cattolici democratici

È ancora flebile la voce dell’area politico-culturale cattolico-democratica, liberale e cristiano-sociale, che è stata per quasi cinquant’anni l’asse portante della democrazia italiana.

È tempo, dunque, che quest’area si ricomponga, nelle forme e con le modalità possibili.

Il «campo degasperiano» potrebbe diventare lo strumento efficace per favorire tale progetto.

Nota redazionale. Ho conservato il taglio polemico e l’impianto argomentativo dell’autore, intervenendo su sintassi, punteggiatura, refusi e scansione dei paragrafi. Prima della pubblicazione suggerisco una verifica puntuale del riferimento all’ottavo decreto e all’impiego dell’esercito in funzione antisommossa: sono affermazioni fattuali che richiedono riscontro.