Ovunque è il centro è il titolo dell’ultimo libro di Giuseppe Fioroni. Un sottotitolo altrettanto significativo: Delle cose, della vita e della politica. Un’affermazione di principio da condividere.
Il centro è un concetto fondamentale in molte discipline, un nucleo centrale che ha in sé l’essenzialità matematica e geometrica: equidistante da tutti i punti del perimetro o dai vertici opposti.
Da un punto di vista urbanistico è una zona centrale di una comunità e, al tempo stesso, la parte più antica di una città, che racchiude in sé la storia e l’identità culturale.
Il centro come luogo di equilibrio e mediazione
In politica, da una posizione di centro si osservano e si studiano meglio le diverse dinamiche sociali, le diseguaglianze in atto e quelle in divenire, le relazioni tra classi sociali, nonché i processi di integrazione e marginalizzazione.
Il centro è un’area storicamente moderata, fonte di riformismo e mediazione. Una posizione intermedia in cui si concentrano tutte le potenzialità di un sistema, forze che agiscono al suo interno per creare quella costante di equilibrio necessaria per parlare alla destra e alla sinistra.
Per non arrivare a scomodare il centro occupato dai moderati rivoluzionari nell’Assemblea di Parigi del 1789, con un balzo temporale ricordiamo il geniale centrismo di Alcide De Gasperi, divenuto il perno della sua politica dal 1947 e capace di stabilizzare il Paese nel corso del travagliato dopoguerra.
Negli ultimi tempi, pur restando un continuo punto di riferimento, paradossalmente il centro è stato di volta in volta attratto e respinto dai protagonisti della politica nazionale, facendo spesso e volentieri dimenticare loro l’intima essenza del simbolismo e del pensiero filosofico di cui è sempre stato e continua a essere inimitabile custode.
Oltre la personalizzazione della politica
La verità è che la politica, recentemente, si è risolta spesso in espressioni di individualità, a volte esasperata, creando una «politica che si chiude in sé stessa», causando la «verticalizzazione della leadership» e deleterie «dinamiche da tifo», compromettendo la comunicazione a largo raggio e favorendo la sedimentazione dei compartimenti stagni.
L’apparente caos del «vero centro», nella cablatura dell’informazione e nel capillare dialogo progettuale, ha creato tessere di un nuovo equilibrio, tasselli pronti a ricomporre il puzzle della storia italiana con attenzione al presente e alla costruzione di un futuro migliore, valorizzando, tra gli altri, «il bene comune, la dignità della persona, la gratuità, la corresponsabilità, l’attenzione agli ultimi».
Perché, come afferma Fioroni, «il centro non è un luogo da occupare né una rendita da difendere. È il luogo in cui la politica diventa responsabilità verso la persona, la comunità e la periferia con cui si confronta quotidianamente».
Un centro diffuso, radicato nella società
Il centro, in qualche misura, dovrebbe collegare mondi apparentemente distanti, diventando disseminato e parcellizzato, unità creata da singoli aggregati in grado di rafforzare un luogo sociale delineato da perimetri di vicinanza, con cui avviare dialoghi costruttivi, senza esserne assorbiti.
Equilibrio tra uguaglianza e stabilità sociale attraverso riforme moderate, con ogni alleanza possibile.
Dunque, un centro interconnesso, attualizzato con le esigenze dell’oggi, mantenendo i principi-pilastri fondamentali della profondità dell’anima e della psiche dell’uomo.
Viviamo in un’epoca complessa e il centro è anche un luogo simbolico dove trovare punti di contatto e parametri affini senza scontate omologazioni. Un centro che, soprattutto, non ha crisi ideologiche, a differenza di altri schieramenti.
La persona, il territorio, il futuro
Fioroni osserva come oggi il centro abbia una nuova e importante personalità, che non perde la sua storia, anzi la valorizza. In quest’ottica, le relazioni umane sono indispensabili, così come la conoscenza e l’attenzione al territorio.
In definitiva, il centro è un sistema aperto in cui circolano idee, combinazioni dialettiche e rapporti sociali. È un’esperienza contro ogni antagonismo irriducibile, senza egemonie a senso unico.
Il centro è al centro… Però… ovunque è il centro.

