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Il segretario Nato Rutte: dalle basi italiane decollati 500 aerei Usa, massiccio sostegno per guerra in Iran

Roma, 24 giu. (askanews) – Le basi in Italia hanno svolto un ruolo “massiccio” a sostegno dell’operazione Epic Fury in Iran, con 500 aerei Usa decollati dal territorio italiano, in un quadro europeo che ha visto tra le 4.000 e le 5.000 missioni di volo. Lo ha detto il segretario generale della Nato Mark Rutte, intervenendo oggi a Fox News.

Rutte ha detto di comprendere la “delusione” del presidente Usa Donald Trump per alcuni casi isolati, ma ha sottolineato che il quadro complessivo mostra un contributo molto più ampio degli alleati europei. “Paese dopo paese, alleato dopo alleato hanno messo a disposizione le loro basi per Epic Fury”, ha affermato.

Secondo il segretario generale della Nato, l’Europa si è trasformata in una “piattaforma di proiezione della potenza” per gli Stati Uniti. “Quando si prende, per esempio, l’Italia, 500 aerei americani sono decollati dalle basi Usa in Italia per sostenere Epic Fury, quindi è una cosa enorme”, ha detto Rutte.

Il capo dell’Alleanza ha citato anche il caso della Romania, dove la capitale Bucarest ha dovuto ridurre i voli commerciali per consentire l’uso degli aeroporti come strutture per i velivoli cisterna. “Tutto questo sta accadendo”, ha osservato Rutte, invitando a non concentrare la discussione solo sui casi di frizione tra Washington e alcuni alleati. Rutte ha spiegato che nel colloquio previsto domani con Trump intende allargare il ragionamento al quadro generale del contributo del presidente Usa alla Nato, in particolare sul fronte degli investimenti per la difesa. “Quando si guardano i numeri degli investimenti che i paesi Nato stanno facendo ora nella propria difesa, sono impressionanti”, ha detto.

Il segretario generale ha aggiunto di non poter anticipare tutti i dati prima dell’incontro con Trump e con i media, ma ha parlato di cifre “enormi”, superiori alle sue stesse aspettative durante la preparazione del viaggio.

Secondo Rutte, la pressione esercitata da Trump sugli alleati ha reso l’intera Alleanza più forte e ha contribuito a rendere più sicuri gli Stati uniti, spingendo Europa e Canada ad aumentare gli investimenti nella difesa. Il segretario generale ha sottolineato anche il ritorno industriale di questa dinamica, con un “dividendo della difesa” in termini di posti di lavoro ed economia su entrambe le sponde dell’Atlantico.

“Tutto grazie alla sua leadership”, ha detto Rutte, riferendosi a Trump.

– Il segretario generale della Nato Mark Rutte ha definito il presidente Usa Donald Trump “il leader del mondo libero”, sostenendo che gli alleati europei e canadesi sono pronti a seguirne la linea su Iran, libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz, aumento della spesa militare e guerra in Ucraina.

Nell’intervista a Fox News, Rutte ha affermato che il presidente “ha fatto esattamente quello che doveva fare” sul dossier iraniano e ha difeso l’intesa che, a suo giudizio, impedirà a Teheran di sviluppare una capacità nucleare militare e di rappresentare una minaccia per la regione e per il resto del mondo.

Il segretario generale ha poi collegato il dossier iraniano al principio della libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz, ricordando il sostegno espresso dai leader del G7 al presidente Usa. “Tutti i leader lo hanno sostenuto sull’Iran e tutti lo hanno sostenuto sul principio della libertà di navigazione”, ha detto Rutte, aggiungendo che gli alleati europei stanno preposizionando “in modo massiccio” mezzi vicino allo Stretto per poter contribuire, per esempio, alle operazioni di sminamento.

Rutte ha quindi presentato il prossimo vertice di Ankara come un momento di consolidamento della leadership americana. All’incontro, ha spiegato, parteciperanno i 32 alleati della Nato e altri 10 paesi, per un totale di 42 nazioni che rappresentano un’economia complessiva da 70mila miliardi di dollari, “due volte e mezzo” quella americana. “Vogliono seguirlo”, ha detto Rutte riferendosi a Trump. “Sono assolutamente sicuro che, come il G7 è stato un grande successo, anche ad Ankara vedremo questi 42 paesi arrivare a conclusioni comuni”.