Il cambiamento d’epoca
È ormai chiaro che siamo dentro un vero e proprio cambiamento d’epoca. Soprattutto per l’Occidente. Tanto che la portata di questa trasformazione può essere paragonata a quella registrata nel Rinascimento italiano o con la prima Rivoluzione industriale.
I suoi indicatori sono la smisurata crescita del movimento delle persone, dei capitali e delle merci; una nuova rivoluzione tecnologica che sta cambiando i connotati della crescita economica, dell’educazione e formazione delle giovani generazioni; e dallo sconvolgimento degli equilibri geopolitici che ci hanno guidato per più di metà di un secolo, e che ci ha portato anche una guerra sull’uscio di casa.
I capisaldi irrinunciabili della nostra civiltà
Ma proprio per questo non dobbiamo perdere per strada i capisaldi che hanno consentito alla nostra civiltà di arrivare sino a qui: il rispetto della persona e dei suoi diritti fondamentali con una delle più straordinarie rivoluzioni della storia: la parità tra uomini e donne; la democrazia come baluardo della convivenza civile; lo Stato di diritto di tradizione romana come archetipo di civiltà e che ci ha fatto uscire dalle barbarie; la redistribuzione del reddito che ha reso virtuosa la libertà di intrapresa senza farci cadere nello strapotere di pochi e, non per ultimo, un modello di welfare invidiatoci nel mondo.
Non può essere che oggi veniamo inghiottiti dalla forza bruta dei novelli T. Rex, dall’istinto predatorio dell’Orca o, ancora, dal cuore imbrigliato dal filo spinato dei radicalismi, dai fondamentalismi o dallo strapotere del SuperEgo.
Dati strutturali che interrogano il futuro del Paese
Abbiamo iniziato con questa premessa non per ostentazione accademica ma per fotografare alcune questioni con le quali siamo chiamati a misurarci.
Aggiungo a queste considerazioni altri dati incontrovertibili: siamo un paese che non fa figli; il mondo delle imprese su cui è incardinata la nostra sussistenza è alle prese con una carenza di manodopera che, se non governata, ci porterà a un indebolimento della competitività dell’intero sistema produttivo e quindi ci renderà tutti più fragili; e con un aumento delle persone in età pensionabile che, se non mantenuto in equilibrio, potrebbe far saltare il nostro sistema di Welfare.
Immigrazione: una questione centrale
Questioni che ci portano direttamente dentro la questione Immigrazione.
Un fenomeno che va declinato e gestito non facendoci guidare dalle paure, dai pregiudizi o dalle intolleranze, ma dalla consapevolezza collettiva dei corpi intermedi e delle forze sociali in primis, che è una questione di cui ciascuno deve farsene carico e con cui tutti dobbiamo misurarci, e che sta a noi farla diventare una autentica opportunità.
Governare il fenomeno, non subirlo
A noi sembra che queste dovrebbero essere le linee direttrici a cui ispirarsi.
L’Immigrazione è una costante dell’uomo, di tutte le epoche e di tutti i continenti. Compito di chi guida una comunità è “governare” e non subire il fenomeno; regolamentandolo e quindi sapendo coglierne tutte le opportunità.
Il ruolo dei corpi intermedi e dei territori
Tutti, singoli, famiglie, imprese, amministratori, anche la politica, non devono essere semplici spettatori ma protagonisti e guidati da una imprescindibile premessa culturale, ovvero da una consapevolezza collettiva fatta propria da tutti i corpi intermedi e dalle parti sociali, che si devono sentire responsabilizzati e pienamente coinvolti nel mettere a terra in sequenza: percorsi di formazione, inserimenti lavorativi, dove integrazione e sicurezza vanno considerate un binomio inscindibile perché l’una rafforza l’altra e viceversa; e coinvolgimento dei territori sia per testimoniare le regole della convivenza civile, che per assicurare la necessaria ospitalità.
Ed infine, ma non per ultimo, che la Formazione Professionale va considerata la strada maestra e privilegiata sia per aiutare i giovani immigrati a conoscere la nostra lingua, la nostra cultura, il rispetto delle regole che presiedono la convivenza civile, sia per poter in tempi celeri entrare nel mondo del lavoro e riscuotere le prime retribuzioni.
Tutti aspetti che vanno sotto la sfera di una progettualità integrata e condivisa.
L’esperienza di Trento come laboratorio concreto
Una progettualità che la Camera di Commercio di Trento, all’unanimità e in piena autonomia, ha già fatto sua adottando, senza aspettare i tempi della politica, le sopracitate Linee di Indirizzo, predisposte da Università Popolare Trentina e stese dopo un percorso di confronto e collaborazione con varie Istituzioni, Centri Studi e protagonisti sul campo.
Siamo oggi fieri di testimoniare che nei prossimi giorni parte nella Provincia di Trento una prima sperimentazione di Formazione Professionale articolata in più corsi, con diversi indirizzi, propedeutica all’inserimento lavorativo, organizzata da Università Popolare Trentina e rivolta a tanti giovani migranti richiedenti protezione internazionale, a seguito dell’aggiudicazione di un bando sul Fondo Sociale Europeo
Sen. Ivo Tarolli
Già Senatore, Presidente Università Popolare Trentina.
