HomeAskanewsIn Spagna Sanchez avvia la campagna ripresentando i decreti casa

In Spagna Sanchez avvia la campagna ripresentando i decreti casa

Roma, 6 ott. (askanews) – Il giorno dopo lo scioglimento delle Cortes, il premier spagnolo Pedro Sanchez ha ripresentato i decreti sull’edilizia abitativa la cui bocciatura ha sancito sia la rottura della propria coalizione che il ricorso alle elezioni anticipate, il 29 novembre prossimo.

Una mossa che di fatto obbedisce alla logica che ha spinto Sanchez, appoggiato in questo dalla maggior parte dei ‘baroni’ socialisti, a optare per un voto il più immediato possibile: vale a dire, sfruttare al massimo l’indignazione popolare per l’affossamento dei decreti nella speranza di ottenere una mobilitazione elettorale tale da poter effettuare una rimonta che i sondaggi danno al momento come assai problematica.

Il Psoe – e la sinistra di Sumar e Podemos – hanno 54 giorni per compiere il miracolo, e per trenta di questi i decreti torneranno ad essere in vigore, quindi al centro dell’attenzione mediatica ed elettorale; come se non bastasse, entro quest’arco di tempo dovrebbe anche verificarsi lo sciopero generale promesso dai sindacati in appoggio al movimento degli inquilini.Ma non solo: il fatto che le Cortes siano state sciolte dà all’esecutivo anche la possibilità di far approvare i decreti dall’organo che le sostituisce in attesa del voto, la Commissione permanente: in questo caso un eventuale governo della destra dovrebbe derogarli attivamente, e non semplicemente chiuderli in un cassetto – con un costo politico molto più elevato.

La Commissione infatti, pur rispecchiando la maggioranza parlamentare, è formata da solo 68 membri più il presidente della Camera, e gli inevitabili arrotondamenti aritmetici fanno si che i voti (il voto, in questo caso) dei nazionalisti catalani di Junts non siano più indispensabili per il via libera; con l’appoggio dell’altra destra nazionalista, quella basca del Pnv, la coalizione avrebbe 35 voti contro i 34 prevedibilmente contrari.

Un’approvazione quindi darebbe a Sanchez un’arma in più per basare la sua campagna sulla necessità di ridare fiducia al suo governo per non perdere dei diritti conquistati a fatica – e a dire il vero, alquanto tardivamente e solo dopo lo scoppio del “caso Maricarmen”, l’anziana sfrattata da un fondo la cui vicenda ha innescato le proteste popolari; ma per il Psoe, sempre infinitamente meglio che andare alle urne sullo sfondo della crisi dei migranti di Ceuta o degli scandali che hanno visto coivolti esponenti di primo piano del partito.