Roma, 21 mag. (askanews) – In Italia anche il ceto medio arranca. Nel 2025 il 16,1% delle famiglie del ceto medio dichiara di arrivare a fine mese con grande difficoltà o con difficoltà, contro il 45% delle famiglie a rischio di povertà, una quota comunque tripla rispetto a quella delle famiglie della classe ad alto reddito (5,2 per cento). In termini reali, tra il 2014 e il 2024, la spesa equivalente delle famiglie è diminuita del 5,6 per cento per le famiglie del ceto medio, del 7,1 per cento per la classe abbiente e del 4,6 per cento per i ceti più bassi. E’ quanto emerge dal rapporto annuale dell’Istat.
Il ceto medio rimane la componente maggioritaria della popolazione, il 61,2 per cento degli individui residenti in Italia, e svolge un ruolo fondamentale come motore dei consumi, dell’innovazione e della stabilità sociale. Negli ultimi dieci anni si osserva, per il ceto medio, un miglioramento diffuso degli indicatori soggettivi di deprivazione, più contenuto rispetto a quello osservato per la classe ad alto reddito, e sembrano permanere segnali di vulnerabilità, nonostante le buone condizioni rispetto al mercato del lavoro.
Nel periodo 2014-2024, la dinamica reddituale del ceto medio è stata decisamente meno sostenuta di quella del ceto più basso, ma anche di quella della classe abbiente, a dimostrazione di una maggiore esposizione del ceto medio alle fasi di rallentamento economico. In particolare, nell’anno della pandemia, il ceto medio ha registrato una contrazione del reddito più che doppia rispetto a quella della classe a rischio di povertà, e simile a quella della classe più abbiente che, tuttavia, ha mostrato una maggiore velocità di recupero.
