Washington 7 febbraio – Il Congresso degli Stati Uniti ha deciso oggi di tenere una sessione riunita delle due Camere il 29 febbraio per ascoltare un indirizzo del Presidente della Repubblica italiana Giovanni Gronchi. La sessione riunita è il massimo onore che il Congresso degli Stati Uniti possa riservare ad una personalità straniera in visita a Washington. Normalmente un ospite viene ricevuto separatamente dalla Camera e dal Senato.
Nel corso della conferenza stampa un giornalista ha così interpellato Dulles circa un’intervista attribuita al Presidente Gronchi: «È apparsa una intervista con il Presidente Gronchi che ha avuto ampia diffusione. In essa il Presidente Gronchi ha avanzato alcuni suggerimenti che egli ha detto di voler portare alla vostra attenzione quando verrà a Washington questo mese. Avete visto tale intervista ed avete alcun commento da fare al riguardo?».
Dulles ha risposto: «Ho osservato che vi sarebbero alcune divergenze di opinioni tra il Presidente Gronchi e lo scrittore dell’articolo e ritengo che sarebbe meglio che io lasciassi che la controversia sia risolta tra di loro».
— Fin qui la notizia diramata ieri dall’Ansa. Conviene però rilevare che da parte della Presidenza della Repubblica l’intervista è stata dichiarata inesistente, e pertanto prive di alcun fondamento le opinioni che lo Stevens ha attribuito al Presidente della Repubblica. Non vi è perciò alcuna controversia fra Gronchi e Stevens «da risolversi tra di loro» — secondo la frase di Dulles di estremo dubbio gusto quando non si voglia considerarla offensiva — bensì la precisazione che l’intervista era frutto di fantasia.
Dulles certamente sa che in America i «columnists», cioè coloro che devono scrivere ogni giorno qualche cosa di politico che assomiglia molto ai nostri articoli di fondo, molto spesso sono portati ad usare le tinte forti, anche per il gusto della sensazione e della notizia. Questa volta però la notizia non c’era; e tutto si è risolto nella sensazione. È strano che il signor Foster Dulles non se ne sia accorto del tutto.
[“Il Popolo”, 8 febbraio 1956. La nota appariva in prima pagina]
