Roma, 13 mag. (askanews) – Non decolla il dialogo sulla legge elettorale. All’indomani del giro di telefonate dei capigruppo di maggioranza alla Camera con i loro omologhi dell’opposizione, al tavolo del centrodestra si siedono soltanto Azione, il Partito Liberaldemocratico di Luigi Marattin e le autonomie. E il giudizio sulla proposta di riforma del centrodestra non è positivo: “Esorto Meloni a prendere la legge elettorale, metterla in un cestino, tanto è per metà incostituzionale, e lavorare su ciò che conta”, il giudizio di Carlo Calenda.
Il confronto a questo punto sarà in commissione Affari Costituzionali alla Camera dove proseguono dal 28 aprile a spron battuto le audizioni e in tre giorni saranno concluse. Il timing immaginato dal presidente Nazario Pagano (Fi), oltre a quelle già programmate per domani, è di audire i restanti esperti martedì 19 e mercoledì 20, chiudendo quindi con una settimana di anticipo rispetto a quanto ipotizzato. L’esame della riforma entrerà quindi nel vivo con l’adozione di un testo base – che con molta probabilità sarà la proposta del centrodestra allargata al voto all’estero e ai fuori sede – e la fase emendativa che porterà sicuramente a dei cambiamenti.
Il centrodestra sta studiando delle modifiche in modo particolare sull’entità del premio di maggioranza e sulla soglia necessaria per raggiungerlo. Il testo all’esame stabilisce che, alla Camera, non sia possibile per la coalizione che si aggiudica il premio di governabilità (un massimo di 70 seggi) superare la cifra limite di 230 seggi su 384. A questi 230 poi dovranno essere aggiunti i seggi eventualmente ottenuti dalla lista aggiudicataria del premio nelle circoscrizioni Estero, Valle d’Aosta e Trentino-Alto Adige (16 in tutto) con l’eventualità di raggiungere una maggioranza definita dagli esperti eccessiva e a rischio di censura da parte della Corte Costituzionale. Questo tetto massimo potrebbe essere abbassato: ieri il professor Roberto D’Alimonte proponeva a 220 o 215 ma Fdi considera questo abbassamento eccessivo. Il partito della premier Meloni sarebbe intenzionato invece a lasciare com’è il tetto massimo di seggi al Senato che quindi resterebbe di 114.
Altra modifica allo studio della maggioranza, secondo quanto riferito da chi segue da vicino il dossier, sarebbe l’innalzamento al 42 della soglia del 40% dei voti necessaria a ottenere il premio. Se da un lato infatti il premio potrebbe risultare eccessivo, dall’altro non è esclusa l’ipotesi in cui la coalizione vincente non avrebbe i seggi sufficienti per la maggioranza assoluta. Come evidenziato dal servizio studi della Camera infatti “in un contesto in cui basta il 40 per cento dei voti per aggiudicarsi il premio, ed a maggior ragione, in caso di attribuzione del premio al ballottaggio, non è detto che i seggi ottenuti al proporzionale, sommati ai 70 del premio, consentano di ottenere 201 seggi”. Nell’ipotesi in cui “il vincitore del premio ottenga il 40 per cento dei voti, e che non vi sia dispersione del consenso sotto la soglia di sbarramento, tale 40 per cento di voti corrisponderà a circa il 40 per cento dei 314 seggi distribuiti proporzionalmente, ossia a 126 seggi, che sommati ai 70 del premio, non raggiungono la maggioranza assoluta dei 400 seggi dell’Assemblea”.
Questa situazione si potrebbe verificare, ancor di più, in caso di ballottaggio, cioè in un contesto in cui chi si aggiudica il premio lo fa avendo ottenuto meno del 40 per cento dei voti. Con ogni probabilità il centrodestra metterà mano anche alla previsione del ballottaggio tra le due liste o coalizioni che superino il 35% nel caso nessuno abbia raggiunto il 40% che serve a far scattare il premio.
