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sabato, 17 Gennaio, 2026
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La carità “chinata” verso l’uomo: il funerale dei soli come gesto di comunità

Nei Paesi Bassi l’ultimo saluto ai “senza nessuno” diventa poesia: un modello di prossimità che richiama la tradizione della Buona Morte e suggerisce nuove forme di servizio civile.

Poeti chiamati all’appello

Nei Paesi Bassi a volte sanno volare assai più alto di ogni altro, o anche praticare quella caritatevole “bassezza”, purtroppo estranea a gran parte del mondo contemporaneo, che consente di essere davvero vicini al prossimo: chinati verso gli uomini fino a condividere con loro persino l’occasione della morte.

È nato così un progetto singolare: se si va al Creatore senza amici o parenti a fare da scorta, ad Amsterdam provvede il Dipartimento dei Servizi Sociali, d’accordo con il poeta Frank Starik. Raccolti i pochi elementi di conoscenza della persona, qualche indizio utile a

immaginarne la vita, si celebrano le esequie leggendo una poesia composta appositamente per il defunto: un commento funebre anche per chi non ha nessuno a piangerlo.

Sembra che altri poeti si stiano rendendo disponibili a dare mano a questo progetto, che prende il nome di The Lonely Funeral.

Una presenza e nuove professioni

Qualcosa di simile si osserva anche da noi, soprattutto nelle esequie civili, dove può essere richiesta all’agenzia funebre la figura di un “cerimoniere”, incaricato di commemorare il defunto con un elogio o con altre forme ritenute opportune. Ma non è la stessa cosa di un pensiero dedicato gratuitamente a una persona che non ha nessuno che ne pianga la scomparsa.

Negli ultimi tempi si va affermando anche la figura del “funeral planner”, un professionista che si occupa dell’organizzazione del funerale su incarico dei parenti, per dare corso a una cerimonia con tutti i crismi richiesti dalla circostanza.

Una Chiesa preveggente

Nell’opera ascetica Apparecchio alla morte di Sant’Alfonso Maria de’ Liguori furono scritte una serie di riflessioni su come prepararsi al trapasso. Ma si tratta di un “prima”, di una preparazione tempestiva all’esito finale di ogni vita. Nulla, invece, era previsto per accompagnare chi fosse rimasto privo di spettatori e di conforto nell’ora più solenne e drammatica della propria esistenza.

Eppure, secoli addietro, l’opera pia della Compagnia della Buona Morte provvedeva ad assistere gli ammalati e a dare sepoltura a chi, indigente o in solitudine, non avesse avuto altri a curarne l’adempimento.

Il commiato è un andare, un passare oltre: anticamente la licenza di allontanarsi, oggi tradotta nel momento dell’ultimo congedo, che per avere pienezza esige che vi sia qualcuno, per contrapposto, da salutare, a cui lasciare il ricordo di sé.

Un nuovo servizio civile

Non sarebbe male se, oltre all’ipotesi di un ritorno al servizio di leva, ai nostri ragazzi si insegnasse e si assegnasse anche il compito di affiancare poeti impegnati in questi funerali, mettendoci un po’ del loro pensiero. Potrebbero adempiere a questo incarico anche autonomamente, in assenza di letterati ufficiali a fare da guida.

Ci si forma e si cresce anche così. La previsione di un servizio civile o di volontariato, in tal senso, potrebbe aiutare i giovani a rispettare ancor più la vita che li attende nel futuro. L’esercizio di questa particolare solidarietà non dovrebbe essere trascurato o ritenuto esente solo perché si è giovani.

Se non si versa in errore, sembra che tra i versi di una delle poesie di Starik si possa leggere:

Addio straniero,

dico addio,

sulla strada verso il nulla,

verso l’ultimo paese

dove tutti sono i benvenuti,

dove niente

ha bisogno di conoscere

la tua origine.

Addio signore,

senza documenti,

senza identità.

Cosa cercavi?

Quanto hai perso

lungo la strada?

Chi guarda

attraverso la finestra vuota,

aspetta —

uomo senza nome,

aspetta,

mentre parlo

e affido le mie parole vuote

a questa stanza vuota.

Sono troppo tardi.

Tu non ti ho mai conosciuto.

Non nella tua debolezza,

non nella tua forza.

Non nell’ultimo paese,

dove sei accolto

senza nome.

Non conosco

le parole che hai detto.

Non io.

Chi allora ti ha amato?

In quali stanze hai dormito,

chi ti ha dato la buonanotte,

chi consumerà

la tua camicia?

Chi vorrà stare

dove eri stato

una volta?

Chi ora prende

la strada

che hai preso?

Chi ti cerca

ancora?

Chi ricorda

da dove sei venuto?

 

A queste domande, nelle intenzioni, tocca a ciascuno di noi dare almeno intimamente una risposta.