Home GiornaleLa danza attorno a parole regressive e brutali

La danza attorno a parole regressive e brutali

Follini invita la politica a non sottovalutare il fenomeno Vannacci: al di là delle convenienze tattiche, occorre contrastare parole d’ordine che alimentano pulsioni regressive e impoveriscono la qualità della vita democratica.

Intorno all’iniziativa di Vannacci e del suo movimento si va svolgendo un gran tatticismo. Meloni accusa il generale di fare il gioco della “sinistra”. Renzi sentenzia che la sua discesa in campo (l’ennesima!) segnerà la sconfitta del fronte governativo. Tutto verosimile, tutto forse anche probabile. Ma mi permetto di osservare che il punto non può essere quello.

Vannacci sta fasciando le sue legittime ambizioni politiche con una quantità di argomenti, allusioni e falsificazioni che fanno del male alla politica, tutta la politica. Evoca un brodo di cultura fascistoide, razzista, lontano mille miglia dalla nostra storia politica anche la più discutibile e controversa. Gratta la pancia del paese inducendo la gente a pensare che tutto andrebbe nel migliore dei modi se solo si prendessero quelle misure così estreme che, non per caso, nessuno, proprio nessuno, si è mai sognato fin qui di fare davvero proprie.

Di fronte a questa sfida tanto regressiva la politica dovrebbe innanzitutto difendere se stessa. Opporre all’inciviltà che si annuncia con tale spavalderia le ragioni dei partiti che non si sono mai avventurati fin lì. Come a dire che, pur tra tante baruffe e tante parole d’ordine discutibili e controverse, siamo tutti impegnati a evitare il deragliamento del nostro Paese e di quel che resta della sua multiforme e controversa civiltà politica.

Non è interesse della destra accompagnarsi a un simile figuro. Non è interesse della sinistra sceglierlo come il nemico di comodo. Non è interesse di nessuno danzare con troppo disinvoltura intorno quelle parole d’ordine, così regressive e brutali.

 

Fonte: La Voce del Popolo – Giovedì 18 giugno 2026

[Articolo qui riproposto per gentile concessione dell’autore e del direttore del settimanale della diocesi di Brescia]