La radicalizzazione come nuovo paradigma del confronto pubblico
La radicalizzazione della lotta politica è ormai diventata un asset fondamentale del confronto pubblico nel nostro paese. Una deriva che, purtroppo, ci riporta indietro negli anni, a un periodo in cui non solo la delegittimazione morale e politica dell’avversario — o del nemico — era quasi un dogma, ma si ricorreva a ogni espediente pur di sconfiggerlo. Fu la stagione riassunta con uno slogan tanto efficace quanto inquietante: gli “opposti estremismi”.
Il ruolo della Dc come diga democratica
Quando ricordiamo quella stagione, non possiamo ignorare un tassello squisitamente politico decisivo per governare quella fase storica ed evitare esiti avventurosi e imprevedibili: la presenza di un partito capace di ergersi a diga contro una deriva antidemocratica. Quel tassello si chiamava Democrazia Cristiana.
Un partito popolare e di massa, interclassista, dotato di una solida cultura di governo e capace di essere un luogo politico inclusivo, rigorosamente fedele ai principi costituzionali. Non li predicava soltanto: li praticava quotidianamente. Non a caso fu duramente contestato tanto dalla sinistra comunista ed extraparlamentare quanto dalla destra estrema e parafascista. Grazie al suo ruolo politico, culturale e istituzionale fu possibile attraversare quella stagione senza mettere in discussione le fondamenta democratiche del paese.
Quella stagione è oggi sufficientemente conosciuta, ma le pregiudiziali ideologiche della sinistra e della destra non sono affatto rimosse: continuano a permeare la narrazione politica contemporanea. Ciò rende ancora più urgente una domanda di fondo alla luce della radicalizzazione che caratterizza il dibattito odierno.
Esiste oggi un soggetto capace di garantire equilibrio democratico?
La domanda è semplice e insieme complessa: esiste oggi un partito in grado di garantire un ordine democratico in sintonia con l’impianto costituzionale, senza alimentare radicalizzazione e polarizzazione ideologica?
L’attuale sinistra radicale, massimalista e populista è in grado di assolvere questo compito?
La destra conservatrice, sovranista e di governo può declinare concretamente questo ruolo politico e costituzionale?
Sono interrogativi legittimi. La radicalizzazione permanente — evidente anche nelle dichiarazioni quotidiane degli esponenti dei principali schieramenti — rischia di sfociare in una crisi della democrazia e nella conseguente perdita di credibilità delle istituzioni.
Rileggere l’esperienza dc a fronte dell’emergenza democratica odierna
Proprio rileggendo il ruolo esercitato dalla Democrazia Cristiana per decenni, forse sarebbe opportuno trarne insegnamento per affrontare l’emergenza democratica contemporanea. Ciò implica abbandonare definitivamente le pregiudiziali ideologiche, morali e politiche che hanno alimentato per lungo tempo la criminalizzazione della classe dirigente democristiana.
Una classe dirigente composta da leader e statisti, non da comprimari o dilettanti in cerca d’autore: una lezione che resta attuale per chiunque abbia a cuore la stabilità democratica e la qualità della vita istituzionale del paese.
