Home GiornaleLa democrazia non si estrae a sorte

La democrazia non si estrae a sorte

Sulla proposta di sorteggio dei magistrati per il CSM: tra retorica anti-correnti, incoerenze della politica e rischio di svuotare il principio della rappresentanza democratica.

Il sorteggio come nuova parola dordine

Passando al setaccio le tante parole che si sentono sull’argomento, il tratto distintivo del prossimo referendum sulla magistratura sembra essere il sorteggio dei magistrati chiamati a far parte del Consiglio Superiore della Magistratura. Un sorteggio narrato come il miglior antidoto per scardinare il sistema correntizio della magistratura, ma a ben vedere non se ne comprende il motivo visto che non c’è norma che possa impedire ad un magistrato di aderire ad una associazione piuttosto che ad un’altra.

Peccato, inoltre, che questa predica venga dal pulpito politico che non sembra certo avere i migliori requisiti per dare lezioni in tema di correntismo.

Un rimedio inefficace e contraddittorio

Ma questa proposta ha anche la caratteristica di essere assolutamente inefficace; quindi, inutile e perfino dannosa rispetto ad un obiettivo che vorrebbe trasformare i magistrati in una specie di alieni senza delle proprie idee, senza un proprio sistema di relazioni e senza la facoltà di avere un’associazione di riferimento; è difficile comprendere come un tale obiettivo possa essere annoverato, in un sistema democratico, tra le positività.

Vale la pena ricordare che la prima persona che parlò di sorteggio, in luogo del sistema elettivo e di rappresentanza democratica, fu un certo Beppe Grillo riferendosi ai parlamentari. La proposta fortunatamente non ebbe alcun seguito e fu addirittura accolta con qualche ilarità.

Riguardava i parlamentari, ovvero le persone cui è demandato il compito di fare le leggi, mentre oggi ci ritroviamo a parlare di sorteggio, ma per le persone che quelle leggi le devono applicare e far rispettare.

La doppia misura della politica

Quale è la differenza? La differenza sta nel fatto che la politica accetta sostanzialmente il principio della “sorte” anziché quello della rappresentatività democratica, ma lo applica integralmente solo alla magistratura e non anche a sé stessa.

Va infatti sottolineato che la cosiddetta componente laica votata dal Parlamento verrà sorteggiata all’interno di un elenco predeterminato dai partiti, mentre i membri togati saranno sorteggiati attingendo all’intera platea dei magistrati.

Con il sorteggio non si riconosce quindi la capacità di scegliere i propri rappresentanti in seno al CSM ai magistrati, ovvero alle stesse persone che sono poi chiamate a giudicare sulla possibilità di privare un cittadino della propria libertà anche per molti anni.

Il sorteggio deresponsabilizza chi si ritroverà a svolgere la funzione di componente del CSM grazie al fato, anziché in forza di un criterio di capacità, di attitudine o di capacità di rappresentare al meglio i problemi e le criticità settoriali.

Il sorteggio ha tutta l’aria di essere una vendetta “tardo-grillina” che si intende applicare alla magistratura con evidenti intenti punitivi. La sorte in luogo della democrazia, ma la democrazia non è una partita a dadi e dobbiamo fortemente sperare che nessuno abbia in mente una tale inquietante metamorfosi.

In copertina: Roma, Palazxo dei Marescialli, sede del CSM