L’annuncio e la salita impossibile
Si racconta che quando ci si libera da un incubo si possa trovare poi la via della serenità. C’è una condanna che sta in agguato in attesa di esplodere i suoi effetti sapendo attendere che si maturi nella vittima tutto il tormento possibile, sfinendolo ma non abbastanza. Dovrà restargli in corpo ancora quel tanto di forza per struggersi per quando il fatto accadrà. C’è un angelo mandato da Dio a dare ad una donna una notizia da lasciare tramortiti. Diventerai madre del figlio di Dio. Occorre il suo assenso, nessuno può forzare la mano. Tutto dipende da lei. Alla gioia della maternità si accompagna una responsabilità che rasenta il limite umano spostandolo oltre l’immaginabile. La vita gioiosa di Maria si fa improvvisamente impervia, l’attende un percorso in salita come dovesse scalare il cielo fino a travalicarlo.
L’angelo non vorrebbe raggiungerla ma è tenuto a farlo. Non può mediare e trattare con il suo padrone per un ripensamento, per un piano alternativo a quello ormai stabilito. Non può negarle che il Figlio che nascerà morirà in croce. Ogni giorno che passa, vedendo quel fanciullo crescere, sa che si avvicina il momento della tragedia. Ogni centimetro di altezza guadagnato dal suo pargolo è un passo verso il peggior baratro concepibile. Maria, d’accordo con Giuseppe, accettò la prova. Il padre putativo è andato in Paradiso prima che si compisse quel destino infausto. Il cuore non gli ha retto o forse il buon Dio ha temuto che sarebbe intervenuto, magari con tanto di spada, tentando di far saltare gli eventi in corso.
Il tempo trattenuto e il silenzio dell’amore
A Maria invece non è stato risparmiato nulla. Era in atto un conto alla rovescia che non ci sarebbe stato verso di arrestare. Aveva il dovere di mantenere intatta la sua bellezza per il suo sposo e per Gesù che se ne faceva vanto. La sua era la mamma più bella del mondo. Mai che potesse farsi vedere con un velo di tristezza, una ruga, anche solo nel pensiero, a denunciare il preavviso di un dolore appostato per trafiggerne il cuore.
Dovette fingere una serenità finché i fatti non la liberarono da quel dovere perché era giunta l’ora della verità. Per anni andò avanti un gioco di silenzi, di appostamenti e di nascondimenti. Ci si ingannava reciprocamente per amore e non per altro.
Anche quel suo Figlio adorato fingeva un tutto va bene pur sapendo a cosa sarebbe andato incontro. Giuseppe scrutava l’uno e l’altra sperando in un miracolo che avrebbe cambiato il corso delle cose. Se ad Abramo fu fermata la mano nel mentre stava sacrificando suo figlio, anche per il Figlio di Dio sarebbe potuto succedere qualcosa di simile.
La Passione e lo sguardo
Ora stavano flagellando il suo Gesù scalpellandogli la carne e le ossa in modo che nessuna penna possa descrivere la maestria di Satana a condurre la danza. Già così la morte sarebbe diventata una liberazione dalla sofferenza, ma ancora non era giunta l’ora. La tortura ha in mano l’arte del tempo che gestisce con sapienza per arrivare al massimo del risultato.
Maria teneva nel cassetto del cuore una clessidra che le dava il potere di disporre lo scorrere del tempo. Era l’unica eccezione che le era stata fatta dal piano di sopra. Avrebbe potuto allargare la strozzatura dei due coni in modo che la sabbia precipitasse con maggiore velocità e lo strazio finisse prima dello scorrere normale del tempo. Se lo avesse fatto, avrebbe anticipato suo Figlio inchiodato su una croce e questo era oltre le sue forze, quasi fosse lei a destinarlo all’ultimo supplizio. Far svolgere la scena per come procedeva, senza un suo intervento, le era di altrettanto strazio.
Dio intanto si era chiuso nella sua stanza per non assistere agli accadimenti o forse era segnato colpo dopo colpo al pari di Gesù. Maria era lì perché una madre quando occorre è al pari di una leonessa, ma è costretta ad essere inerme. Ogni fustigata la segna per il doppio dei suoi effetti sul corpo del macellato.
Inizia la Via Crucis e ad un certo punto riesce ad avvicinarsi a suo Figlio. Il dolore, finalmente libero di agire, si imbatte fissamente nello sguardo dell’altro. La prova più ardua per Gesù fu quella di vedere la pena negli occhi della Madre. Allo stesso modo Lei fu come trucidata fissando il volto quasi irriconoscibile del Figlio e i suoi occhi tumefatti che la cercavano. Anche un Figlio di Dio ha il diritto di aggrapparsi alla madre per avere una goccia di consolazione. Non c’è più da trattenersi, ciascuno dei due può adesso mostrare il dolore antico e presente che straccia i loro cuori mandandoli a pezzi. Non corsero parole ma una dose d’amore che, a confronto, avrebbe fatto impallidire l’eternità.
La tentazione della clessidra
Ora Maria è sotto la Croce dove hanno appeso il Figlio. Ha in mano il potere di fermare tutto e mandare indietro la scena come nulla fosse stato. Satana non è riuscito nel deserto con Gesù ma tenta con Maria sperando nel successo. Le dice che, se volesse, potrebbe chiedere a suo Figlio di scendere dalla croce e rinunciare alla morte e allo strazio perfettamente all’opera. Gesù l’avrebbe di certo accontentata, anche deludendo suo Padre, non avrebbe mandato a vuoto quella sua preghiera. Satana sta caricando di lacrime il volto di Maria, le disegna sul volto un’espressione di tale angoscia che fa distrarre Gesù dai ferri appuntiti che gli lacerano le mani. Le imbecca le parole più adatte per commuovere suo Figlio e indurlo al miracolo più importante, che avrebbe fatto saltare il progetto divino.
Anche Satana avrebbe lasciato sul campo qualcosa. La fine dello scempio del suo nemico è dura da accettare ma sa che è per la sua vittoria. Maria tace, si serra le labbra e tace. Non può trattenere i lamenti ma tace. Allora Satana furente rincara la dose consegnandole la clessidra che aveva la polvere magica del comando del tempo. Le dice di manovrarla in maniera che tutto si svolga più velocemente, risparmiando a suo Figlio l’assaporare attimo per attimo inflessibilmente l’afflizione in corso.
Maria resiste, le scoppia il cervello. Avverte la colpa di non accelerare il tutto diventando proprio lei tra gli aguzzini del Figlio. Resiste quasi ad impazzire. Non può chiedere soccorso al suo angelo custode che piange, si è fatto invisibile, non si fa trovare, evitando lui stesso di lasciarsi andare e dare il consiglio che vorrebbe ma non può.
Il sabato della fede
Gesù è morto. Maria è disperata. Il destino ha fatto il suo corso ma lei non prova alcuna consolazione, liberata dalla minaccia che si è tradotta in realtà e che ha smesso di metterla da sempre sulla corda. Maria è morta con suo Figlio, il corpo continua a respirare ma le è estraneo. Ora l’angelo le ricorda di non mollare la presa. Non tutto è perduto. Tra tre giorni Gesù resusciterà e lei potrà riabbracciarlo. Su di lui resteranno i segni delle piaghe che non faranno però più alcun male. La fede di Maria è messa all’ultima prova, la più impegnativa.
È scritto che ci sarà la resurrezione. Davvero un Dio, che ha consentito questo sacrificio, ha intenzione di rimettere al mondo quel Figlio obbediente? Grava il dubbio su un Dio che si è accontentato semplicemente di un martirio per sperimentare l’amore che pretende. Vorrà davvero ridare respiro ad una madre e al suo Gesù? Ed ancor più avrà effettivamente potere sulla morte? Maria è costretta a vivere malgrado istintivamente voglia porre fine a tutto. Non desidera neanche il Paradiso e con esso il pericolo di avere un tempo senza sosta che possa farle ricordare il calvario. Vuole solo la morte per dimenticare ciò che è stato.
Riprende comunque sulle spalle il peso del tempo che è costretta a contare in attesa che dopo tre giorni ci sia tregua al suo patimento. La scommessa di vedere il suo Gesù di nuovo in piedi le fa correre il rischio di una atroce delusione. Di nuovo Satana le dice che, se lei volesse, potrà far passare quei pochi giorni in un baleno e tornare al sorriso o scoprire che era tutta una menzogna. Non ci si rialza dalla morte e quel Dio in cui lei ha creduto ha anch’Egli poteri limitati. Si tratta in ogni caso di un Dio crudele che ha previsto tre giorni per restituire la vita, un tempo infinito per una madre ormai in apnea e che non ha più forza per un’attesa dagli esiti incerti.
Maria lascia immobile la sua clessidra. La fissa evitando persino di sfiorarla. Non interferisce probabilmente neanche con lo sguardo nel precipitare dei grani di sabbia dall’alto verso il basso. Accetta l’ultima prova. Sa che è bene così, punto e basta.
La resurrezione e il tempo redento
Gesù è resuscitato, lo hanno detto delle donne che lo hanno incrociato per strada. Ha paura di crederci. Lo dicono anche Pietro e Giovanni ma teme sia un’ulteriore beffa crudele di Satana. Perché Gesù non è andato subito da lei per inondarla di gioia? Perché prima è apparso ad altre donne? Vuole forse rimproverarla per non aver maneggiato la clessidra? Non può crederlo, non vuole crederlo. Si dice allora una stretta che l’ha solo voluta preparare delicatamente a incontrarlo in modo che ne fosse pronta. Il suo Gesù non vuole darle il minimo altro strapazzo, vuole fare in modo che lei si abitui gradatamente all’abbraccio che sarà da lì a poco.
Quando accadde, Gesù fece un altro prodigio. Si spogliò integralmente della sua divinità diventando soltanto umano. Era necessario per godere dei baci e delle carezze che dava a Maria e che altrettanti ne riceveva. Non ci furono testimoni, non erano ammessi. Il tempo si fermò in quella presa d’amore diventando una stretta infinita. Passati quei giorni l’abbandonò di nuovo per andarsene in Paradiso lasciandole l’incombenza della sua Chiesa. Ad una madre è chiesto sempre di sudare per il Figlio senza mai rilassarsi del tutto.
Ancora Satana, mai rassegnato, le propose di agitare la clessidra per raggiungere suo Figlio al più presto sulle coltri celesti, senza indugiare troppo sulla terra. Maria gli sorrise. Era mossa da tenerezza verso quel diavolo che ogni volta era sconfitto tornando al suo Inferno con la coda tra le gambe. Prima o poi avrebbe convinto anche lui a cambiar strada, lasciando stare finalmente ogni clessidra dell’Universo al suo posto. Giuseppe, anche se esausto, scalpita a più non posso, attende febbrilmente la sua sposa. Solo quando arriverà Maria il Paradiso non gli andrà più stretto.
