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La perturbante inattualità di Valdo di Lione e Francesco d’Assisi

La radicalità di Valdo e Francesco continua a interrogare le coscienze: un messaggio estraneo allo spirito del tempo, capace di risvegliare la forza sovversiva del cristianesimo.

Il fascino di una presenza spiazzante

Sul piano quasi atmosferico, non è difficilissimo comprendere cosa la vita e la predicazione di Valdo di Lione (morto all’incirca nel 1206/1207) e di Francesco d’Assisi (nato probabilmente nel 1182 e morto il 3 ottobre del 1226) suscitassero fra i coevi. Un effetto, tendo a ipotizzare, non troppo dissimile da quello che suscitano in noi; un effetto spiazzante. E qui è più che mai opportuno evocare l’idea freudiana di perturbante. Dalle donne e dagli uomini del XII e XIII secolo quelle parole e quei gesti venivano vissuti come estranei rispetto a tutto ciò che avevano fino ad allora visto e udito; al tempo stesso, però, risuonavano con un angolino nascosto della loro coscienza, quasi ridestandolo e provocando così sgomento, incertezza, turbamento.

In altre parole, è proprio la loro “inattualità”, sia rispetto agli anni nei quali vissero sia rispetto ai nostri, la chiave per comprendere il fascino esercitato.

Un abisso, invece, divide quelle persone da noi, sul piano psicologico, antropologico e sociologico: allora la religione era il fattore decisivo dell’organizzazione della vita, di quella individuale come di quella collettiva. Adesso, e da decenni, è tutt’al più uno dei fattori, spesso – in particolare nell’Europa secolarizzata – fra i più marginali.

 

La forza sovversiva del messaggio cristiano

Eppure tuttora quella dissonanza rispetto allo “spirito del tempo”, da tanti osservatori rilevata, conserva una certa forza. Insomma: Valdo e Francesco, come altre e altri prima e dopo di loro, vanno a risvegliare la consapevolezza dell’aspetto “sovversivo” insito nel messaggio cristiano. Sovversivo innanzitutto a livello dei cuori.

E trovo particolarmente suggestivo che di uno dei testi più completi e rigorosi su Valdo – Valdo. L’eretico di Lione – sia autore lo storico Grado Giovanni Merlo, insigne studioso di Francesco, a lungo presidente della Società internazionale di studi francescani.

I seguaci di entrambi – di Valdo e di Francesco – conobbero ben presto vivaci contrasti interni (riguardo ai primi segnalo un testo prezioso come Maggio 1218: Il Colloquio di Bergamo. Un dibattito agli inizi della storia valdese, a cura di Francesca Tasca) e, talora, profonde lacerazioni. Non solo: a livello soprattutto teologico, prima i francescani, con Bonaventura da Bagnoregio (nato probabilmente intorno al 1217 e morto nel 1274), assai dopo i valdesi, con il “Consilium generale” di Chanforan (generalmente indicato come Sinodo di Chanforan) del 1532 e l’approdo alla Riforma di Calvino, conobbero una sorta di vera e propria “rifondazione”.

 

Francesco e la voce del Cantico

Insomma, sono tanti i motivi che rafforzano e lluminano l’evento televisivo di Roberto Benigni, dedicato ieri sera a Francesco e mirabilmente volto a restituirci la formidabile inattualità della sua vita e del suo messaggio. Mi piace concludere con due strofe centrali del Cantico delle creature, fra i capolavori della letteratura di tutti i tempi:

«Laudato si’, mi’ Signore, per frate focu,
per lo quale ennallumini la nocte,
et ello è bello et iocundo et robustoso et forte.

Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra matre terra,
la quale ne sustenta et governa,
et produce diversi fructi con coloriti flori et herba.»