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La piccola impresa e il valore umano del lavoro

Il primo Rapporto del Centro Studi e Ricerche CONAPI Nazionale indaga la qualità del lavoro nelle micro e piccole imprese. Al centro, la dignità della persona, compresa quella dell’imprenditore, e il valore sociale dell’attività produttiva.

Giovedì 22 ottobre, a Milano, presso il Centro Congressi Stella Polare di Fiera Milano Rho, con il nostro Centro Studi e Ricerche della CONAPI Nazionale abbiamo presentato il primo Rapporto sul benessere integrale dei lavoratori nelle micro e piccole imprese, frutto di una ricerca avviata con un’indagine pilota nel 2025 e ripresa nel primo semestre del 2026. La sede è stata il Wellbeing Happiness Forum, organizzato da Ecosistema Formazione Italia con OMM Business, che ha riunito oltre 160 relatori, anche internazionali, e più di 1.600 presenze.

 

Il lavoro come espressione della dignità umana

Da studiosi del wellbeing riteniamo che parlare di benessere al lavoro richieda anzitutto una riflessione sulla persona umana, fondamento, fine e soggetto primario di ogni istituzione, dalla famiglia all’impresa. Ci tornano alla mente le parole di Giorgio La Pira, per il quale il lavoro, pur nella sua funzione strumentale, è chiamato a elevare e perfezionare chi lo svolge, ed è un dono della vita piuttosto che una condanna. Intendiamo il benessere proprio a partire da questo significato, come la condizione in cui l’attività quotidiana, oltre alla mera retribuzione salariale, aiuta ciascuno a crescere e a coltivare al meglio i propri talenti.

La novità della ricerca, a cui teniamo particolarmente, sta nell’aver considerato tra i lavoratori anche l’imprenditore. Più della metà delle imprese che hanno risposto ha una conduzione familiare, prevalente nel 31,2% dei casi e in parte presente nel 24,1%, e chi guida un’impresa di questo tipo condivide spesso la giornata con il coniuge o con i figli e finisce per portarsi il lavoro a casa, tanto che la vita personale e quella dell’azienda si intrecciano fino a diventare quasi indistinguibili.

Per questo abbiamo voluto guardare all’imprenditore non solo come a colui che deve garantire il benessere degli altri, ma come a una persona che porta sulle spalle il peso di scelte e di rischi, conosce talvolta una solitudine che dall’esterno non si vede e ha a sua volta il diritto a stare bene.

Il successo di un’impresa, a nostro avviso, si misura non tanto nei beni e servizi prodotti o nella rapidità con cui si raggiunge un obiettivo, ma nella capacità di concorrere al bene comune, ed è qui che se ne coglie il volto sociale dell’imprenditoria.

 

I risultati della ricerca: sensibilità e criticità

Il questionario di 32 domande è stato somministrato dal 25 maggio al 30 settembre 2026. Oltre 1.400 imprese lo hanno aperto e 283 hanno risposto, circa una su cinque, e questo scarto ci pare significativo perché rivela un tema avvertito, ma che, specie nella micro e piccola impresa, fatica a trovare tempo e spazio dove le risorse, anche in termini di capitale umano, sono limitate.

Il campione non rappresenta l’intero sistema produttivo nazionale, ma si distribuisce a macchia di leopardo su tutto il territorio e restituisce con serietà l’esperienza di chi ha scelto di rispondere, a cui va la nostra gratitudine.

Più della metà dei rispondenti (52,4%) ha da uno a cinque addetti, titolare compreso. Quanto allo sguardo dell’imprenditore sui lavoratori, il 31,7% vi riconosce una persona che porta valore e merita rispetto, mentre soltanto il 7,9% lo considera solo una risorsa produttiva, e un imprenditore ha scritto che il proprio dipendente è «un membro di famiglia», a conferma di quanto la vicinanza possa farsi cura.

La sensibilità, tuttavia, non sempre diventa organizzazione. Il 32,4% si affida a pratiche informali e il 43,3% non ha ancora affrontato i rischi psicosociali, mentre tra gli ostacoli prevalgono le risorse economiche insufficienti (31,8%), segno che la buona volontà da sola non basta.

Per questo il 20,7% delle imprese chiede alle organizzazioni sindacali e agli enti bilaterali strumenti di ascolto dei lavoratori e sostegno sulla salute mentale.

 

Il benessere come responsabilità condivisa

A tal proposito, precisiamo che stiamo già lavorando alla seconda edizione del Rapporto, in programma per l’autunno 2027, col fine di ampliare il campione e dare maggiore solidità alla lettura di una realtà che merita di essere conosciuta e accompagnata nel tempo.

Da questi primi esiti ci resta la convinzione che il benessere dei lavoratori nelle micro aziende non dipende da un ufficio predisposto o da un budget ben definito, quanto piuttosto dal riconoscimento della dignità di ogni persona, la quale chiede di essere accolta nello sguardo di chi le sta accanto prima ancora che nelle regole.

È la nostra stella polare, e se il lavoro è davvero un dono, come intuiva La Pira ispirato dal Vangelo e come ribadito dalla Dottrina sociale della Chiesa, spetta a noi creare le condizioni affinché chi lavora, e chi fa impresa, possa vedere rispettata la propria dignità.

Queste righe richiamano soltanto una parte di ciò che le imprese ci hanno raccontato, e invitiamo chi si occupa di lavoro, di policy aziendali, di risorse umane e di impresa a leggere il Rapporto per intero, perché è nei dettagli delle risposte che si riconoscono le attese di chi vive ogni giorno il lavoro nelle realtà più piccole.

 

Antonio Zizza
Direttore scientifico del Centro Studi e Ricerche CONAPI Nazionale

 

Per leggere il rapporto

https://benesserelavoratori.conapinazionale.it/rapporto