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L’intelligenza artificiale alla prova dell’umanesimo cristiano

Nel nuovo libro di Mario Toso, la riflessione sulla Magnifica humanitas di Leone XIV intreccia intelligenza artificiale, lavoro, democrazia e pace. La prospettiva di una civiltà dell’amore.

Non è ancora in distribuzione, ma leggerò appena possibile il libro di Mario Toso dedicato alla Magnifica humanitas, per almeno due ragioni. 

In primo luogo, perché ritengo che all’enciclica di Leone XIV si debba prestare attenzione, trattandosi di un documento del magistero sociale che si misura con la res nova più rilevante del nostro tempo, qual è l’intelligenza artificiale, e lo fa anche con l’intento di favorire «la custodia della persona umana» dai rischi dell’IA, di cui non ignora le potenzialità, ma di cui non si nasconde i pericoli.

In secondo luogo, perché conosco come autore il salesiano Mario Toso, filosofo e teologo, che è stato, tra l’altro, rettore dell’Università Pontificia Salesiana. Studioso di Gilson e Mounier, Toso ha dedicato la maggior parte delle sue opere alla Dottrina sociale della Chiesa, colta nel suo sviluppo storico e nella sua configurazione teoretica.

In questo contesto ha pure prestato attenzione ad alcune questioni specifiche, come la democrazia e la pace (centrali anche nel nuovo libro), e ad alcuni pontefici: da Benedetto XVI a Francesco, fino a Leone XIV, prendendo in esame le encicliche Caritas in veritate (fatta oggetto di un volume nel 2009; ricordo, per inciso, che Toso ha collaborato alla stesura dell’enciclica, il cui titolo è stato da lui assunto come motto episcopale), Laudato si’ e Fratelli tutti (al tema dell’ecologia ha dedicato un volume nel 2020 e a quello della fraternità o fratellanza un altro nel 2021).

 

Da Leone XIII a Leone XIV: la continuità del magistero sociale

Ho accennato a tutto questo per dire che il libro Un’enciclica sociale per abitare il nostro tempo. Magnifica humanitas (pubblicato dalla Società Cooperativa Sociale Frate Jacopa) è una nuova occasione per riflettere su questa enciclica di rilevante interesse.

Per un verso, infatti, riprende il discorso sul lavoro avviato da Leone XIII e, per altro verso, sviluppa il discorso sull’ecologia impostato da papa Francesco. Entrambe le piste confluiscono nel progetto di civiltà dell’amore additato da Paolo VI.

Così, in papa Leone XIV convergono i tre filoni della Dottrina sociale della Chiesa: quello della Rerum novarum, celebrata di decennio in decennio fino alla Centesimus annus; quello della Populorum progressio, celebrata ogni vent’anni con la Sollicitudo rei socialis e la Caritas in veritate; e quello della Laudato si’, di cui la Magnifica humanitas costituisce una continuazione per l’adozione del «paradigma ecologico» e una novità per l’inedita riflessione sull’IA.

Quest’ultima è colta nella sua «complessità», che richiede un approccio interdisciplinare: non meramente tecnico né solo etico, bensì anche politico, economico, sociale e pedagogico.

Così la cibernetica integrale di papa Leone XIV sviluppa direttamente l’ecologia integrale di Francesco e, indirettamente, l’umanesimo integrale di Maritain.

 

L’intelligenza artificiale come bene comune

In attesa del libro di Mario Toso, possiamo intanto leggere la bella prefazione di Stefano Zamagni, che è stata pubblicata da alcuni quotidiani e periodici.

L’economista riminese, che ha tenuto cattedra a Bologna ed è noto specialmente per gli studi sull’economia civile, firma la prefazione come presidente emerito della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali, a sottolineare il contesto in cui si colloca il libro di Toso: un ulteriore tassello di quel formidabile mosaico che è la Dottrina sociale della Chiesa.

Di questo libro Zamagni sottolinea alcuni aspetti che vale la pena riprendere, a partire da quello secondo cui l’intelligenza artificiale deve coinvolgere in particolare la società civile, la quale deve essere soggetto politico e non mero utente.

Ne consegue la proposta di pensare l’IA come una «intelligenza comunitaria» che, come ogni bene comune, è tanto più potente quanto più è condivisa e governata democraticamente.

 

Lavoro, democrazia e pace: le sfide della civiltà dell’amore

Successivamente Zamagni richiama l’attenzione su tre grandi temi.

Anzitutto il lavoro, che, nell’era del capitalismo cibernetico, si configura non solo come «lavoro giusto», ma come «lavoro decente». Non basta, cioè, garantire la giustizia sociale, ma occorre assicurare condizioni che consentano la piena realizzazione dell’essere umano, contrastando le nuove forme di sfruttamento e di schiavitù.

Poi la democrazia, che sta attraversando una crisi partecipativa. Questo deficit democratico reclama un maggiore coinvolgimento della società civile, chiamata a collaborare all’elaborazione delle decisioni attraverso la sussidiarietà circolare fra Stato, mercato e comunità.

Infine, la pace, posta all’insegna della fraternità, che, a differenza della solidarietà, rende possibile il dialogo anche tra chi parte da principi diversi o addirittura antagonisti.

Ma la fraternità chiama in causa categorie cristiane come quelle di misericordia, perdono e riconciliazione, per cui c’è bisogno di una loro traduzione cooperativa in termini di ragionevolezza, in modo da giungere a tutti, a prescindere dal credo religioso o ideale.

Da qui si potrebbe trarre un duplice invito: a svegliare la ragione e ad appellarsi alla comunanza dell’umano.

Possiamo allora concludere dicendo che la distopia algoritmica non è un destino; l’alternativa è la civiltà dell’amore, cui Toso dedica tre parti sulle sette del libro.

Un libro che, nel suo insieme, sa mostrare, per usare i titoli dell’introduzione e della conclusione, che la Magnifica humanitas è «un’enciclica che anticipa i tempi e le res novae» e che è necessario «guardare al domani con Neemia come compagno e figura-guida».