Home GiornaleLa politica che si è chiamata fuori: una lezione da imparare

La politica che si è chiamata fuori: una lezione da imparare

Dal fallimento della mediazione sul nodo della giustizia alla vittoria del rifiuto: tra cadute di stile, memoria storica e moniti dimenticati, emerge una crisi profonda della responsabilità politica.

L’esito del referendum ci dice incontestabilmente come la politica sia stata ulteriormente messa alla porta ed abbia perso una occasione di recupero sui tanti elettori ad essa ormai indifferente. Il tema della giustizia per la sua complessità non era una materia da sottoporre a consultazione pubblica ma richiedeva una concertazione tra tutte le persone politiche per un accordo che stesse in piedi. 

Per questo, sarebbe occorsa una umiltà ed una responsabilità che sono mancate a tutte le forze politiche rimandando al popolo ed al suo istinto ciò che doveva farsi per rimettere in piedi una giustizia che non manca di opacità. Vedremo ora come i vincitori del “NO” appronteranno proposte per porre mano agli acciacchi della giustizia.

Cadute di stile e l’arte politica di Cirino Pomicino

Come non bastasse, tutti i contendenti ci hanno messo sopra il carico da undici inscenando commenti e comportamenti da lasciare desolati. Per dirne una su mille, il balletto dei magistrati vittoriosi al grido “Chi non salta Meloni è”, rappresenta l’avvilimento di una istituzione che meriterebbe ben altro senza che si veda traccia di ravvedimento. Ci si augurerebbe un recupero di stile del tutto bandito dal contesto attuale. Sarebbe da apprendere dalla intelligenza di Cirino Pomicino quando diceva che questo Paese ha bisogno di smettere di urlare e odiare recuperando la classe dirigente le categorie del perdono e della misericordia. Così nella situazione d’oggi, quando andava a Montecitorio, non vedeva politici ma boy scouts. Allo stesso modo il Cardinale Zuppi, in occasione delle esequie del “Vicere” ha ricordato che sarebbe bene in politica riprendere il gusto delle relazioni, il senso di insieme pur tra compagini diverse, la necessità di una capacità di mediazione che dichiari la propria identità non per affermare se stessi quanto piuttosto per trovare la verità.

La fortuna del NO

“A questo gioco al massacro, io non ci sto!» furono le parole dell’allora Presidente Oscar Luigi Scalfaro che restano alla storia a difesa delle istituzioni ed ancor più a difesa della sua persona coinvolta in una storia di fondi neri quando era Ministro degli Interni. Quel No è rimasto nella memoria del nostro paese. Scegliere il NO, la contrazione del “neppure uno”, parola olofrastica equivalente a una proposizione negativa, evidentemente questa volta ha portato fortuna contro il SI, la contrazione del “così è” che questa volta non è piaciuto. “Così è se vi pare” ha ricevuto il diniego della maggioranza a cui non è parso vero finalmente di dire la propria.

La lezione del Nucleare

Il tempo dirà se il popolo ha avuto giusto intuito o se invece sia stato vittima di una legittima ignoranza in materia. Il tempo dirà poi se ci potrà ricredere su quanto fatto. Nel 1987 il referendum contro il nucleare, a ridosso del disastro di Chernobyl, e poi ancora nel 2011 una nuova consultazione, in pieno incidente a Fukushima, hanno sbarrato la strada alla diversificazione energetica del nostro paese. Ne stiamo ora pagando le conseguenze in termini di competitività industriale nello scenario mondiale. La comprensibile emotività di allora non tenne conto delle centrali nucleari che in Europa erano già a ridosso dello stivale italiano non preservandoci da rischi e pericoli.

Si potrebbe sperare nell’aiuto della scienza quando finalmente si arriverà alla fusione nucleare “fredda”, che non scalda gli animi e non fa venire alle mani e andrebbe invece al punto con ogni vantaggio per l’umanità. Si tratterebbe di una fusione pulita e sicura che, per come si comprende, avrebbe come combustibile il deuterio, ampiamente approvvigionabile nell’acqua di mare.  L’età del ferro portò ad armi più efficaci rispetto al bronzo e diede vita alla brama di recupero di quell’elemento. Si spera che la fusione fredda possa, in ipotesi, depotenziare l’ossessione di uranio che oggi circola per il mondo per costruire bombe di potenza tale da sterminare l’umanità.

Il ritorno alle favole

Oggi la politica mondiale appare piuttosto un crogiuolo di cervelli ed intelligenze fuse all’ammasso, che non trovano il verso di fondersi in una felice integrazione di volontà e di intenti, magari ispirandosi ad uno stile fusion dove si è capaci di dare bellezza ad un ambiente mettendo insieme stili e culture diverse. 

Guardando a Biancaneve ci si dovrebbe guardare allo specchio alla ricerca non della vanità della Regina Grimilde ma di un candore perduto. Potrebbe essere utile anche ricorrere al fuso della Bella addormenta nel Bosco per tessere un clima di pace che per adesso è utile solo a pungere l’avversario di turno, precipitandolo in un malefico incantesimo, qualunque siano le conseguenze che verranno. Ai potenti della terra Pomicino potrebbe insegnare che la miglior furbizia è nel dire la verità, perché non ci crede nessuno.