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La riflessione di Vittorio Possenti mostra che dietro le scelte pubbliche agiscono sempre un’idea dell’uomo, della libertà e della verità. Ai politici non si chiede di fare filosofia, ma di avere una filosofia.

Dalla metafisica alla politica

Ma che c’entra la metafisica con la politica? Proprio nulla, verrebbe da dire in prima battuta. Ed è comprensibile tale risposta, in quanto appare di tutta evidenza la distanza tra la metafisica, il massimo della teoresi, e la politica, il massimo della prassi. In realtà, le cose non stanno così, e non solo da un punto di vista pratico, perché fior di filosofi si sono occupati concretamente di politica, ma anche da un punto di vista teorico, per le riflessioni che hanno sviluppato sul rapporto tra metafisica e politica.

Un esempio per tutti è la figura di Massimo Cacciari, il quale non solo è stato sindaco e deputato, ma è anche tra i maggiori pensatori contemporanei, con una caratterizzazione fortemente teoretica. La sua ultima opera, in ordine cronologico, ne fornisce un’ulteriore prova attraverso quella «metafisica concreta» — espressione presa a prestito da Florenskij e posta a titolo del libro pubblicato da Adelphi nel 2023 — capace di esprimere l’integrità e l’inesauribilità della vita dell’essente.

In questa sede non intendo soffermarmi sul pensiero di Cacciari, bensì su un altro pensatore di tutt’altro orientamento, che risponde al nome di Vittorio Possenti,  del quale sono state recentemente raccolte in due tomi quattro importanti opere teoretiche, pubblicate originariamente nell’arco di trent’anni: Essere e libertà, edito da Rubbettino; Nichilismo e metafisica. Terza navigazione, Il realismo e la fine della filosofia moderna e Ritorno all’essere. Addio alla metafisica moderna, editi da Armando. La raccolta di queste «opere teoretiche scelte», pubblicate nel 2025 da Mimesis in due tomi, per un totale di 1.230 pagine, con il titolo Grandezza della metafisica, conferma la consistenza metafisica del pensatore, il quale si è misurato anche con la filosofia politica, che ha insegnato all’Università di Venezia e sulla quale ha pubblicato opere significative come Filosofia e società (Massimo), La buona società (Vita e Pensiero), Le società liberali al bivio (Marietti), La rivoluzione bio-politica (Lindau), che in modo manifesto risentono della sua teoresi filosofica, specialmente ontologica e antropologica.

 

La «terza navigazione»

Nella quadrilogia ora riproposta Possenti si misura con i grandi temi metafisici del nostro tempo: nichilismo, umanesimo e realismo. E lo fa nella prospettiva della filosofia dell’essere di matrice tomista e maritainiana, «non riducibile al platonismo e all’aristotelismo», ma identificabile come «un terzo grande asse» o «terza navigazione» — riprendendo in modo autonomo l’indicazione di sant’Agostino — intesa come «alleanza socratico-mosaica» che comporta, oltre alla specifica valenza filosofica, anche «una dimensione esistenziale».

Pertanto — scrive Possenti — «lasciamo da parte la trita affermazione secondo cui il pensiero speculativo è per definizione lontano dalla vita, e di esso ci si può occupare solo di domenica e in mancanza di meglio» (I, p. 28).

Possenti è invece convinto che «proprio la riflessione teoretica supera la separazione dei saperi ed educa a orientarsi nel disordine della vita moderna», evitando «posture freddamente speculative» (I, p. 20) e aprendosi anche a «questioni antropologiche, morali e teologiche» (I, p. 25).

 

Persona e libertà

In queste opere teoretiche Possenti non se ne occupa direttamente — cosa che ha fatto egregiamente in altri libri — ma ne fa avvertire l’esigenza, in particolare quando tratta della categoria di persona (I, capp. XIII e XIV).

Al riguardo mi pare importante l’osservazione secondo cui «il rinnovamento antropologico deve sfuggire all’insidia del riduzionismo che ha molti volti e che spesso si manifesta nelle vesti di un iperindividualismo libertario. Questo provoca una deriva antiumanistica e una riconduzione drammatica dell’idea di libertà a sola autodeterminazione che vuole riconoscere soltanto sé stessa» (I, pp. 675-676).

 

La filosofia che precede le scelte

A ben vedere, la filosofia è sempre politica, anche quando non tratta di politica. E non è una novità: la filosofia, fin dal suo sorgere, ne ha evidenziato la connessione in termini di motivazione o conseguenza dell’una con l’altra.

In riferimento al nostro tempo è innegabile, per esempio, la ricaduta del nichilismo a livello sociale e politico, come ebbe a mostrare il filosofo e teologo Italo Mancini. Ne consegue che serve a poco impegnarsi a valle sui fronti pratici, se non si interviene a monte sulla concezione della realtà, della verità, della libertà.

Si badi: non si chiede ai politici di fare filosofia, ma di avere una filosofia. Insomma, non è che la politica debba interessarsi delle grandi domande esistenziali, ma deve pur sapere che il modo di rispondervi influenza la società e la stessa politica, come ha bene evidenziato, tra gli altri, Jacques Maritain, che non a caso Possenti riconosce come suo maestro.