Nell’attuale scenario politico i Popolari saranno ancora in grado di ritagliarsi uno spazio da protagonisti per contribuire a risolvere le tante questioni dell’oggi e del domani?
Osservando le dinamiche politiche attuali, l’impressione diffusa è di trovarsi di fronte a personalità brillanti nella comunicazione e abilissime nel raccogliere consenso, ma spesso incapaci di offrire risposte concrete o di indicare una prospettiva credibile rispetto alle preoccupazioni dei cittadini.
Comunicazione e responsabilità: il doppio livello della politica
Esistono vicende paradigmatiche in tal senso. Si pensi, ad esempio, alla posizione dell’On. Roberto Vannacci sull’invio delle armi all’Ucraina: da tempo sostiene che fornire armi a Kiev sia una follia e che le risorse dovrebbero essere destinate ai cittadini italiani. Tuttavia, il suo partito ha recentemente votato la fiducia al Governo guidato da Giorgia Meloni anche su questo fronte.
Si sta affermando, di fatto, un metodo che sembra contemplare due livelli distinti: una posizione per l’opinione pubblica e un’altra per il Parlamento.
Promesse programmatiche e traduzione nell’azione di governo
Molti esempi confermano questa tendenza: l’annunciata abolizione della legge Fornero, l’aumento delle pensioni, la riduzione delle accise sui carburanti, la revisione dei Livelli Essenziali di Assistenza, il Ponte sullo Stretto, la riforma della giustizia, il contenimento dei flussi migratori. Punti programmatici capaci di orientare il consenso, ma che spesso non trovano una traduzione coerente nell’azione di governo.
Eppure, nonostante ciò, i dati sulle previsioni di voto restano sostanzialmente invariati.
In questo contesto c’è ancora spazio per chi sceglie parole di verità, prudenza e senso della complessità?
Riscoprire il pensiero politico come strumento di speranza
Occorre arrendersi alla logica del “politico furbo” o può esistere ancora una politica che punti su proposte costruttive, credibili e coraggiose, capaci di conquistare fiducia nel tempo?
C’è ancora spazio per una politica che parta dal pensiero, dall’ascolto e dal confronto, per poi misurarsi su soluzioni che siano sintesi di processi comuni?
Io credo di sì.
Credo che sia ancora possibile organizzare la speranza anche nei nostri tempi. E per farlo occorre riscoprire uno strumento che qualche lustro fa si chiamava, semplicemente, Partito.
Vincenzo Arnone
Componente Direttivo Nazionale Base Popolare
Consigliere Comunale di Mangone (Cosenza)
