Home GiornaleLa strada: la Roma “popolare” e quella politica

La strada: la Roma “popolare” e quella politica

Dal Lotto 51 della periferia romana di San Basilio fino ai Palazzi del potere: Augusto Rubei racconta il suo romanzo di formazione, in un rapporto di odio e amore con le proprie origini.

San Basilio, la prima scuola

Per chi non conosce Roma, il quartiere di San Basilio è stretto fra la Nomentana e la Tiburtina, dove la città è costretta a seguire la curva del Grande Raccordo Anulare. È uno spicchio della periferia nord-est della Capitale fatto di case popolari (costruite con l’espansione edilizia pianificata negli anni Sessanta), dove oggi vivono circa trentamila persone. I condomini dei piani Fanfani e il muraglione del carcere di Rebibbia distano, in linea d’aria, una manciata di chilometri dai Palazzi del potere. Eppure, in una città come Roma, la contrapposizione fra centro e periferia è umana prima ancora che geografica. Riguarda le possibilità che si hanno (o non si hanno) e il modo in cui si legge la realtà.

È in questo contesto che si muove Pietro, il protagonista del romanzo La strada (edito da Piemme), “liberamente ispirato” alla vita dell’autore, Augusto Rubei. Eppure è difficile non riconoscere nelle parole, nei gesti, perfino nel piglio del giovane protagonista, quelli del suo autore. Pietro si ribella alla sorte che il destino sembra aver scritto per lui; è alla ricerca costante di un’occasione per cambiare vita. Così la strada diventa la sua prima scuola. Gli insegna a difendersi, a leggere il pericolo, a non fidarsi delle persone e delle apparenze. Ma gli insegna anche qualcosa di più importante e prezioso: che la salvezza, quando non te la consegna nessuno, devi andare a prendertela.

Rispetto ai suoi amici di borgata (dai nomignoli più improbabili), Pietro può vantare alcuni assi nella manica: la passione per la politica estera e per la scrittura, il gioco degli scacchi, il rispetto per l’avversario, che sembra uno slogan ma in realtà è un insegnamento materno. Quello, cioè, di non essere “forte con i deboli e debole con i forti”, bensì di avere un’attenzione verso chi soffre, in una generazione, quella del suo quartiere d’origine, inghiottita dalla paura, dal silenzio, dalla droga. Il papà è commerciante di formaggi (un “caciottaro”) con la rabbia e il sudore di chi si sveglia all’alba per stare dal produttore e, quando è appena giorno, è già a montare il banco al mercato rionale.

 

L’incontro con Gianfranco Astori

Poi arriva un bel giorno, che Pietro non dimenticherà più. Dopo uno stage di alcuni mesi presso l’agenzia Dire, ecco materializzarsi, finalmente, l’occasione tanto attesa: l’agenzia Asca. E qui è necessario aprire una parentesi sull’allora direttore dell’agenzia, un “grande maestro” a giudizio dell’autore e di chi scrive. Gianfranco Astori insegna a Pietro l’importanza di coltivare le relazioni, un certo modo sabaudo di stare al mondo, quasi una “postura” istituzionale.

Il direttore si rivela prezioso nell’allevare una generazione di giovani giornalisti (o aspiranti tali) e nell’educarli a una professionalità valoriale ben definita. In altre parole, non si trattava di “morire democristiani”, come si diceva (ironicamente) ai tempi dell’agenzia, bensì di acquisire un bagaglio di conoscenze e di esperienze che andassero ben al di là della professione giornalistica.

 

Minoli, Letta e la lezione del potere

Un altro maestro importante nella vita del protagonista è Giovanni Minoli. Il grande giornalista ideatore di Mixer trasmette a Pietro il dono della sintesi: vale a dire comunicare l’essenziale, solo l’essenziale ma tutto l’essenziale. Un terzo maestro è Gianni Letta, vale a dire l’educazione del Potere (quello vero), che c’è ma non si vede.

Ed è proprio la professione giornalistica che, un altro bel giorno, dischiude a Pietro le porte dei Palazzi del potere romano. La qualifica di spin doctor nella campagna elettorale al Campidoglio di Virginia Raggi nel 2016 rappresenta, in un certo senso, uno spartiacque. Da lì in poi è un crescendo rossiniano: collaborazioni istituzionali con la ministra della Difesa, Elisabetta Trenta, e di nuovo alla Farnesina (il suo luogo d’elezione) con il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio.

In conclusione, il messaggio – potente e ben veicolato – del romanzo è che tutti possono percorrere un cammino di salvezza e di riscatto. Se ci sono riuscito io, sembra dirci Pietro, allora possono riuscirci tutti.

 

Per saperne di più

La strada (Piemme) è il romanzo d’esordio di Augusto Rubei, giornalista ed esperto di geopolitica. Il volume sarà presentato alla Galleria Alberto Sordi di Roma martedì 29 settembre alle ore 18.30, in un dialogo fra l’autore e Fiorenza Sarzanini, condirettrice del Corriere della Sera.