Una nuova era primitiva
C’è un mondo sull’orlo di una crisi di nervi. Trump minaccia di distruggere una civiltà ed un paese a cui di civile non è rimasto poi molto. In ogni caso uniformarsi a chi governa con la violenza non è poi esercizio esemplare. Mettendo fine alla guerra verrà comunque criticato per non aver salvato il popolo iraniano dal regime feroce che lo governa. Al mondo che ci siano morti sparsi per il pianeta non interessa poi molto, quasi affatto.
La legge che ispira l’umanità è riassumibile nel “not in my back yard”, fate quello che vi pare ma non nel mio giardino di casa. Per il resto farò finta di preoccuparmi ma la testa è già alle vacanze estive prossime future. In questa prospettiva ci si allarma per il prezzo della benzina che sta rincarando e che potrebbe compromettere i piani di sopravvivenza di alcuni e forse di viaggi festosi per altri.
Energie in libera uscita
La questione energetica è ciò che più assilla e lo stretto di Hormuz è un restringimento che soffocherà monete e portafogli se le cose non cambieranno verso. Hormuz sembra legato al nome Ohrmazd, Dio del Zoroastrismo, religione i cui i principi fondamentali sembrano sia quelli dei buoni pensieri, buone parole, buone opere.
Qualcosa deve essere andato storto perché da quelle parti di buono e saporito c’è solo il petrolio che porta con sé la guerra in corso. Siamo assai più spaventati per il rischio di una crisi energetica piuttosto che dal numero di vittime che il conflitto in corso sta producendo soprattutto su persone innocenti. Energia sembra di primo istinto suggerire una lettura positiva del termine, si traduce in ciò che attiva e che opera, una forza interiore che noi da brave persone, armate da sentimenti di vanitoso esibizionismo, abbiamo trasformato anche in nucleare, portando fuori ciò che è dentro. Ci sono in giro per il mondo energumeni che da bravi ossessi sprigionano macerie per costruirsi un futuro.
Una spiritualità a corto di piste d’atterraggio
Il Santo Padre Leone XIV si affida sia ai rimbrotti ai potenti esortando alla preghiera, un chiedere insistentemente la pace tanto più in presenza della sua condizione di salute assai precaria, anzi meglio a brandelli. La violenza viola ogni proposito di bene ed ha contaminato assai peggio del Covid, antidoti ad essa ancora non se ne vedono.
Fuga verso la Luna
Per l’intanto la missione spaziale Artemys II sta registrando un gran successo. Il suo equipaggio si è spinto mai così oltre nell’universo, superando i 400.000 kilometri di distanza dalla terra per vedere la faccia nascosta della Luna, espugnandone la reticenza e la riservatezza. Si dice che nella mitologia greca Artemide indichi ciò che è ben curato o ancor meglio illibato. Ad essa corrisponderebbe Diana, per gli antichi Romani la Dea della Luna, che dopo questo azzardo di uomini ha perduto la sua virginità e forse, in omaggio a quegli audaci esploratori del cielo, non se ne lamenta, anzi se ne compiace.
E’ il segno che gli uomini quando vogliono sono ancora dotati di un residuo di poesia. Da qui la dichiarazione di Christina Koch, l’unica donna che compone questo equipaggio, quando dice incoscientemente o fiduciosamente che “saremo fonte di ispirazione, ma sceglieremo sempre la Terra” o quando hanno detto che il loro viaggio rappresenta un momento che “salva la nostra specie dalla mediocrità”. O infine quando si è espresso il desiderio di intitolare un cratere lunare con il nome della defunta moglie del comandante della missione.
Lo stato dell’arte
I capi del mondo in questo momento sono privi di sentimento. Non provano nessuna tensione, né alcuna emozione e tantomeno dolore. Vanno avanti grossolanamente a tentoni. Pare siano ispirati, al meglio, piuttosto dalla canzone della talentuosa Tiziana Rivale, il cui cognome suona per loro di immediata seduzione. “Sarà, sarà quel che sarà, Del nostro amore che sarà, Prendiamo oggi quel che dà, E quel che avanza per domani basterà”. Se basterà.
