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lunedì, Marzo 31, 2025
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La Voce del Popolo | Il doppio registro di Giorgia Meloni

L’apparente noncuranza con cui Meloni affronta lo stillicidio quotidiano dei distinguo del leader leghista non riesce affatto a placarlo, e disegna semmai il profilo di una leadership in fase calante.

Funziona così, il doppio registro di Giorgia Meloni. La premier minimizza la contesa con gli alleati ed estremizza il dissenso (e anche qualcosa di più) verso gli oppositori. Da un lato fa finta di niente se Salvini va svolgendo una sua personalissima politica estera, piena di insidie e di smentite verso il campo del governo di cui pure fa parte. Dall’altro invece si scaglia contro le opposizioni lanciando strali velenosi che fa risalire indietro fino ai tempi di Ventotene (argomento che peraltro a lei dovrebbe suggerire una particolarissima cautela). Ma funziona male, questo modo di procedere.

Poiché la apparente noncuranza con cui Meloni affronta lo stillicidio quotidiano dei distinguo del leader leghista non riesce affatto a placarlo, e disegna semmai il profilo di una leadership in fase calante. E invece quel bisogno polemico quasi quotidiano rivolto agli avversari segnala una fondamentale fragilità politica, appena mascherata dallo sfoggio delle più altisonanti contumelie. 

Senza troppo intento polemico, si vorrebbe suggerire alla premier di cambiare schema di gioco. Rispetti le voci contrarie che si levano dai banchi delle opposizioni, poiché così funzionano le democrazie. E reclami un briciolo di lealtà in più dai suoi partner, perché così funzionano i governi. Si dirà che questo è a sua volta il pensiero di un oppositore. 

Peccato che, a furia di ignorare il lavorio sotterraneo di Salvini e di randellare metaforicamente ogni pensiero che venga da fuori, Giorgia Meloni stia confezionando senza accorgersene una sorta di opposizione a se stessa.

Fonte: La Voce del Popolo – 27 marzo 2025

[Articolo qui riproposto per gentile concessione del direttore del settimanale della diocesi di Brescia]