Home GiornaleL’America costruì l’Europa. Ora Trump vuole disfarla

L’America costruì l’Europa. Ora Trump vuole disfarla

Da Truman a Trump, il rovesciamento della politica americana verso il Vecchio Continente. Un’analisi di Ian Buruma sul New Yorker illumina la minaccia del nazionalismo MAGA all’integrazione europea.

Il paradosso della storia

L’America che contribuì a costruire l’Europa unita potrebbe essere la stessa che ne favorirà la dissoluzione. È il paradosso attorno al quale ruota un’interessante analisi di Ian Buruma, storico e saggista, pubblicata il 10 agosto sul sito online del  New Yorker con il titolo The U.S. Helped Make Europe. Can It Break It?, prendendo spunto dal volume di Glyn Morgan, The Rise and Fall of American Europe.

La questione va ben oltre le tensioni commerciali, le controversie sulla NATO o le divergenze sulla guerra in Ucraina. Riguarda il significato politico della costruzione europea e il mutamento radicale dell’atteggiamento americano nei suoi confronti.

 

Truman e la scelta dell’unità europea

Nel secondo dopoguerra, gli Stati Uniti compresero che la stabilizzazione del continente richiedeva qualcosa di più della ricostruzione economica. Occorreva superare il sistema delle rivalità nazionali che aveva trascinato l’Europa in due guerre mondiali.

La Dottrina Truman, il Piano Marshall e la nascita dell’Alleanza atlantica rispondevano certamente alle esigenze del contenimento sovietico. Ma contribuirono anche a creare le condizioni politiche ed economiche dell’integrazione europea.

Washington sostenne il processo avviato da Schuman, Adenauer e De Gasperi, riconoscendo nella riconciliazione franco-tedesca e nella progressiva condivisione della sovranità una garanzia di pace e stabilità.

L’Europa comunitaria nacque dunque anche grazie alla lungimiranza americana, pur conservando una propria autonoma ispirazione politica e ideale.

 

Trump e il ritorno delle sovranità nazionali

Con Donald Trump il quadro si rovescia. L’Unione europea non appare più come un alleato strategico da rafforzare, ma come un concorrente economico e un ostacolo politico.

Il nazionalismo MAGA manifesta una profonda diffidenza verso le istituzioni sovranazionali, il multilateralismo e la cultura del compromesso che hanno caratterizzato l’esperienza comunitaria.

Non si tratta soltanto di pretendere maggiori spese militari dagli alleati o condizioni commerciali più favorevoli. È la stessa idea di Europa come soggetto politico unitario a entrare in collisione con la visione trumpiana dell’ordine internazionale.

Un continente frammentato, composto da Stati impegnati a negoziare separatamente con Washington, sarebbe inevitabilmente più debole. E più esposto all’influenza delle grandi potenze.

 

L’alleanza con i nazionalismi europei

La novità più significativa consiste nella convergenza tra il movimento MAGA e quelle forze politiche europee che contestano il processo d’integrazione.

Il sostegno politico e ideologico alle destre nazionaliste non costituisce un semplice episodio della battaglia culturale americana. Può diventare uno strumento di pressione sull’Unione, favorendo le spinte centrifughe già presenti al suo interno.

Qui emerge la contraddizione più evidente: l’America che ieri incoraggiava gli europei a superare i nazionalismi oggi sembra incoraggiarli a riscoprirli.

Naturalmente sarebbe sbagliato attribuire a Trump tutte le difficoltà dell’Unione. La crisi della rappresentanza, le disuguaglianze territoriali, la debolezza delle istituzioni comuni e l’incapacità di esprimere una politica estera condivisa precedono il suo ritorno alla Casa Bianca.

Ma l’ostilità americana può aggravare queste fragilità, trasformandole in una crisi dell’intero progetto europeo.

 

La responsabilità dell’Europa

L’interrogativo sollevato da Buruma contiene infine una lezione politica. L’Europa non può continuare a considerare la protezione americana come una condizione permanente e garantita della propria esistenza.

La solidarietà atlantica resta un patrimonio prezioso, ma non può sostituire la responsabilità politica degli europei.

La risposta al trumpismo non consiste nell’antiamericanismo, bensì nella capacità di rendere l’Unione più coesa, autorevole e autonoma.

Se Truman aiutò gli europei a costruire la loro unità, Trump potrebbe costringerli a dimostrare di saperla difendere da soli. È questa, forse, la sfida più impegnativa che il Vecchio Continente si trova oggi ad affrontare.

 

Ian Buruma , professore al Bard College, è autore, tra gli altri libri, di “ Stay Alive: Berlin 1939-1945 ”.

 

Per leggere il testo di Buruma

https://www.newyorker.com/magazine/2026/08/17/the-rise-and-fall-of-american-europe-glyn-morgan-book-review?utm_source=chatgpt.com