Home GiornaleLe Idi di marzo della regina: un pomeriggio con Cesare

Le Idi di marzo della regina: un pomeriggio con Cesare

Cosa dirà Cleopatra-Meloni al Senato? Tra Cesare, senatori e presagi antichi, il racconto di un impero inquieto davanti alla guerra, ai dazi e agli alleati troppo esigenti.

Le Idi di marzo, si sa, sono pericolose. Lo furono per il divo Giulio Cesare. Ma il nostro Augusto Imperatore è già scampato alle sue Idi tempo fa, e ora pare che tocchi alla regina Cleopatra-Meloni affrontare le proprie.

Curioso gioco della sorte: proprio nei giorni in cui la storia ricorda il discorso di Cesare al Senato, anche la regina Cleopatra-Meloni si prepara a presentarsi in Senato per le sue dichiarazioni.

Cesare è in casa, disteso sul triclinio in un pomeriggio tiepido d’inizio marzo, conversando con alcuni fedeli senatori.

«Dunque» – esordisce – «Tarquinius mi porti notizie dal Senato: la regina Cleopatra si recherà lì il giorno delle Idi di marzo per riferire. Ma su che cosa vuole riferire?».

«Augusto imperatore» – risponde il senatore Tarquinius – «la regina deve illustrare al Senato la posizione dell’impero circa la guerra che l’alleato suo conduce poco fuori dei confini».

Cesare alza lo sguardo.

«Quale alleato è suo, della regina intendo? E non è anche nostro? Costei per caso ha fatto alleanze con i nostri nemici?».

«No, Augusto Cesare» – interviene il senatore Marcus, già compagno di battaglia e ora tesoriere della cassa imperiale – «la regina si è portata appresso quell’alleato che sta oltre le Colonne d’Ercole. Ricordi i molti viaggi dell’estate scorsa e quanti omaggi furono resi a costui. E ricordi anche che furono pagati con i sesterzi dell’impero, non con quelli del Regno d’Egitto».

A quel punto prende la parola il senatore Tiberius.

«Quella regina che tu ci hai portato, Divo Cesare, se non ci fossimo messi tutti a protestare ci avrebbe fatto cambiare perfino le leggi sacre delle Dodici Tavole per accontentare questo alleato!».

Cesare sorride appena.

«Non esagerare, Tiberius. La regina Cleopatra-Meloni sa bene che le leggi della Repubblica romana sono sacre e inviolabili. Così come, immagino, lo saranno quelle del suo Regno d’Egitto».

La profezia dei senatori

Cesare ascolta e poi interviene con la sua consueta franchezza.

«Facciamo una profezia, senatori» – dice con un sorriso ironico – «immaginiamo di ascoltare il discorso della regina. Che cosa non sentiremo dire?».

I senatori si guardano tra loro. Tarquinius prende coraggio.

«Non sentiremo, Divino Augusto, spiegare perché la regina abbia portato le nostre navi fino alla terra dell’uomo grande che si vanta di essersi fatto da sé. Non sentiremo spiegare perché quei viaggi siano stati più d’uno e sempre in nome della Repubblica».

E continua:

«Non sentiremo parlare dei dazi che quell’alleato – suo e nostro, ahimè – ha imposto alle nostre merci, così alti che molte produzioni dell’impero già soffrono. Né sentiremo spiegare perché, all’arrivo dell’inverno, abbiamo pagato tanto per scaldarci».

Tiberius incalza.

«E neppure sentiremo parlare di quel nostro confinante d’Oriente che, con l’appoggio dell’alleato della regina, ha fatto strage dei Filistei per tre anni. Né del fatto che la regina non abbia mai alzato la voce con quell’alleato».

«Non sentiremo spiegare» – aggiunge ancora – «perché costui abbia promesso pace a tutto l’Orbis e poi non abbia portato a casa nemmeno un foedus commerciale degno di questo nome».

E infine:

«Non sentiremo parlare del perché, ora, non lontano dai confini orientali dell’impero, quell’alleato e il suo compagno d’armi abbiano deciso di muovere guerra ai Parti. A conti fatti, Cesare, questa alleanza non ci ha portato molto…».

Cesare annuisce lentamente. Il senatore Tiberius non ha tutti i torti: tre anni non hanno portato grande prosperità. Molti sesterzi sono usciti dalle casse dell’impero e poche entrate sono arrivate in cambio.

Marcus riprende la parola.

«Ora la regina Cleopatra-Meloni ci assicura che di guerra, per la Repubblica, non si parlerà. Bene. Ma non vorrei che bussasse alla porta del tesoro per finanziare truppe a sostegno dell’alleato suo. Non abbiamo sesterzi da dare. Il Paese non cresce, anzi arretra un poco. E questa guerra oltre i confini non promette nulla di buono».

Cesare si solleva leggermente sul triclinio.

«Senatori» – dice – «avete ben descritto ciò che probabilmente non ascolterò dalle parole della regina. E perciò non andrò al discorso. L’età e la salute me lo consentono. Vai tu, Marcus, al mio posto e poi mi riferirai ciò che già so».

Poi aggiunge, con tono quasi pensoso:

«Tra pochi giorni saranno le Idi di marzo. Come insegna la nostra religio, questo è l’anno in cui conviene rendere onore alla dea Anna Perenna, dea dell’abbondanza, piuttosto che al dio della guerra Marte con le sue feriae Martis. Gli auspici non sono favorevoli».

Si ferma un istante.

«Le Idi diranno quale sorte attende la regina Cleopatra. Ascolterò dai vostri racconti con quali argomenti – fallaci o convincenti – tenterà di condurre questa Repubblica, che le ho affidato in pace e prosperità, verso lo spirito di guerra del suo alleato».

Poi conclude:

«E parlerò anche con gli alleati miei in questa Europa, a cui tanto ho dato e tanto ho ricevuto in onori e gloria. Solo allora deciderò. Ave».

Nessun calice si levò in aria per il consueto brindisi. Dai confini dell’impero arrivavano notizie di molti morti. Si diceva che Marte stesse vincendo ovunque. E così l’animo dei senatori restò mesto e preoccupato, mentre le Idi di marzo si avvicinavano.