Milano, 15 apr. (askanews) – Donald Trump che attacca il papa e Giorgia Meloni, Viktor Orban che esce di scena in Ungheria sotto una valanga di voti, la guerra in Iran scatenata dal presidente Usa che fa impennare le bollette e il pieno degli italiani: è in questo contesto che Matteo Salvini si trova a scendere in piazza con i sovranisti europei, sabato a Milano. E la criticità del momento si mostra chiaramente nella conferenza stampa convocata dal leader della Lega nella sede di via Bellerio: incalzato dai giornalisti, il vice premier e segretario prova a gestire non senza difficoltà le domande sugli attacchi di Trump alla premier – su cui ieri non aveva ritenuto di esprimersi – e incorre anche in qualche gaffe, come quando ad una domanda su Silvia Salis risponde facendo invece riferimento a Ilaria.
Già al Federale di lunedì Salvini aveva provato a riscrivere la narrazione dell’appuntamento: meno enfasi sulla “remigrazione”, più attenzione alle preoccupazioni legate all’impennata dei costi dell’energia. Il bersaglio – lunedì come oggi – sono i vincoli “insensati e insostenibili” dell’Unione Europea, che “impediscono al governo italiano di usare i soldi degli italiani per aiutare gli italiani in difficoltà”. A partire dagli agricoltori, “prime vittime del caro energia”, che sfileranno con 20 trattori ad aprire il corteo da Porta Venezia a piazza del Duomo.
Ma ovviamente la prima causa è la guerra “maledetta e disgraziata” scatenata – nel cortocircuito sovranista che sta agitando la maggioranza – da quel Donald Trump per il quale Salvini proponeva il Nobel per la Pace e che ora attacca oltre al papa anche la premier italiana, colpevole di non voler intervenire nello Stretto di Hormuz e accusata di aver fallito su sicurezza e controllo dell’immigrazione. Un attacco cui ieri ha reagito tutto l’arco parlamentare, tranne lo stesso Salvini.
È questa la prima domanda che i giornalisti rivolgono al vicepremier, che nel “preambolo” della conferenza stampa era tornato a difendere papa Leone senza però mai citare la premier. Salvini prima torna ancora sul papa, poi – incalzato dai giornalisti – dice: “Ho dato la mia solidarietà a Verona alla premier Meloni”. Il riferimento è alla visita al Vinitaly, ma la ricostruzione del vice premier vacilla, fanno notare i cronisti: l’incontro tra i due è avvenuto nella tarda mattinata, l’intervista di Trump al Corriere è stata diffusa poco prima delle 15, quando Meloni aveva già lasciato la Fiera di Verona. “C’è totale sostegno al governo e alla presidente del Consiglio, da tutti i punti di vista”, prova a tagliare corto Salvini. “È sbagliato attaccare il papa, è sbagliato attaccare Meloni”, aggiunge, assicurando però che “la vicinanza con gli Usa c’era e rimane, siamo saldamente ancorati all’alleanza dei paesi liberi democratici e occidentali. Non è qualche caduta di stile di queste ore a mettere in discussione i rapporti con gli Stati Uniti”.
Di sicuro resta il problema del rapporto con Trump, della vicinanza rivendicata e ostentata fino a poco tempo fa e che ora invece manda in crisi la comunicazione leghista. Con un pezzo del partito che da tempo chiede di voltare pagina, di abbandonare il sovranismo nazionalista e l’estrema destra per tornare a parlare ai territori. Un ragionamento che anche ieri Luca Zaia faceva nelle sue conversazioni al Vinitaly, osservando il cambio di tono nella manifestazione di domani e anche il fatto che negli interventi parlamentari dei capigruppo leghisti si sia tornati a parlare di “questione settentrionale”: “Meglio così – è stato il commento di Zaia – altrimenti si finisce male”.
