Un’ondata di droni e missili russi ha colpito la capitale ucraina, provocando vittime e danni diffusi. Tra gli edifici danneggiati anche la sede della Delegazione dell’Unione europea e gli uffici del British Council. La presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, ha denunciato l’attacco come un’ulteriore escalation, convocando l’ambasciatore russo a Bruxelles. Condanna analoga da Londra, che ha parlato senza mezzi termini di «atto criminale».
L’asse franco-tedesco si compatta
Da Fort Brégançon, dove è in corso da ieri e prosegue oggi il Consiglio dei Ministri congiunto franco‑tedesco, il presidente Emmanuel Macron ha definito i raid «terrorismo e barbarie», promettendo sostegno militare e politico all’Ucraina. Al suo fianco, il cancelliere Friedrich Merz ha adottato un registro più severo rispetto al recente passato: «È evidente che non ci sarà alcun incontro tra Zelensky e Putin nell’immediato futuro». Un messaggio che segna l’irrigidimento dell’asse Parigi-Berlino di fronte alla pressione russa.
Merz prende le distanze da Trump
Appena pochi giorni fa, il cancelliere si era detto fiducioso sulla possibilità di un faccia a faccia entro due settimane, in linea con le previsioni ottimistiche della Casa Bianca. Ora, il cambio di rotta: Merz giudica irrealistico un vertice Putin-Zelensky in queste condizioni, lasciando intendere che senza un cessate il fuoco preliminare ogni ipotesi di negoziato resta priva di concretezza. Il messaggio è chiaro: l’Europa non intende farsi trascinare in negoziati improvvisati, troppo dipendenti dagli umori di Trump e dalle presunte aperture di Putin.
La leva economica: asset congelati a sostegno di Kyiv
In parallelo, la Commissione europea rilancia l’utilizzo dei proventi derivanti dagli asset russi congelati per finanziare la ricostruzione ucraina e sostenere la resistenza sul piano economico. Una misura che conferma come Bruxelles punti a rafforzare la propria capacità di azione autonoma, non solo sul fronte militare ma anche su quello finanziario. Per l’UE, la risposta alla guerra non può limitarsi alla retorica delle buone intenzioni: occorre stringere i ranghi e dotarsi di strumenti concreti per resistere alla dura offensiva di Mosca.
In questo quadro, malgrado il reiterato sostegno all’Ucraina, l’Italia appare sempre un po’ ai margini dell’Europa che conta. Ed è un problema, per l’Italia e per l’Europa.