Roma, 19 mag. (askanews) – La corsa dell’intelligenza artificiale negli Stati uniti comincia a incontrare un ostacolo politico e sociale sempre più visibile: il rapido deterioramento della fiducia pubblica verso chi sviluppa, finanzia e costruisce l’infrastruttura materiale dell’Ia. Il segnale più recente è arrivato all’Università dell’Arizona, dove l’ex amministratore delegato di Google Eric Schmidt è stato contestato dagli studenti durante il discorso di laurea, quando ha parlato della trasformazione tecnologica prodotta dall’Ia come di un passaggio “più grande, più rapido e più importante” di quelli precedenti.
Il caso, riportato dal Wall Street Journal, è diventato il simbolo di una reazione che non riguarda più solo gli ambienti critici della Silicon Valley o i gruppi ambientalisti. L’insoddisfazione si sta allargando a lavoratori, famiglie, studenti, comunità locali e amministratori pubblici. I timori sono diversi ma convergenti: perdita di posti di lavoro, aumento dei costi energetici, consumo di acqua e suolo per i data center, impatto sull’istruzione, salute mentale dei minori, uso opaco dei contenuti generati artificialmente.
Secondo Pew Research Center, metà degli adulti americani si dice oggi più preoccupata che entusiasta per l’aumento dell’uso dell’intelligenza artificiale nella vita quotidiana, mentre solo il 10% si dichiara più entusiasta che preoccupato. Gallup ha rilevato inoltre una forte opposizione alla costruzione di data center vicino alle abitazioni: oltre sette americani su dieci si dicono contrari a ospitare nelle proprie comunità queste infrastrutture, considerate ormai meno accettabili perfino di impianti tradizionalmente controversi.
La protesta ha assunto anche una dimensione elettorale. In Missouri, nella città di Festus, quattro consiglieri comunali sono stati sconfitti dopo aver approvato un progetto da 6 miliardi di dollari per un data center. In decine di comunità, dal Maine all’Arizona, residenti e amministratori stanno chiedendo moratorie o divieti. Secondo Data Center Watch, l’opposizione locale ha già bloccato o ritardato progetti per decine di miliardi di dollari.
La frattura attraversa anche gli schieramenti politici. Il senatore repubblicano del Missouri Josh Hawley ha proposto nuove regole per data center e società di intelligenza artificiale, affermando che molti cittadini si sentono “sotto assedio”. Sul fronte democratico, in Tennessee, il deputato statale Justin Pearson ha fatto dell’opposizione al progetto xAI di Elon Musk a Memphis uno dei temi centrali della sua campagna per il Congresso. La Naacp (National Association for the Advancement of Colored People) ha citato in giudizio xAI, accusando la società di aver utilizzato turbine a gas senza permessi adeguati e di aver aggravato l’inquinamento in comunità già vulnerabili.
In Texas, il commissario all’Agricoltura Sid Miller ha chiesto una pausa nello sviluppo dei grandi data center, sostenendo che la loro diffusione incontrollata su terreni agricoli e ranch rappresenta una minaccia per acqua, energia e produzione alimentare. Si tratta di un’opposizione significativa, perché arriva da uno Stato generalmente favorevole agli investimenti industriali e alla crescita energetica.
L’industria tecnologica prova a reagire sostenendo che l’intelligenza artificiale produrrà innovazione, efficienza, nuove entrate fiscali e benefici nella medicina, nella ricerca, nella produttività e nella vita quotidiana. Ma il messaggio fatica a passare. Chris Lehane, responsabile degli affari globali di OpenAI, ha riconosciuto che il settore deve essere “molto più calibrato” nello spiegare perché l’Ai possa essere positiva per il paese e per il mondo, attribuendo parte della paura ai cosiddetti “doomers” (catastrofisti), alla sfiducia accumulata verso i social media e alla copertura negativa dei media.
Il problema, però, è che la contestazione non nasce più solo da chi produce scenari apocalittici e distopici. In molte comunità americane l’intelligenza artificiale ha già assunto una forma concreta: edifici enormi, richieste di energia, bollette più alte, rumore, emissioni, traffico, terreni sottratti ad altri usi. Il conflitto non riguarda soltanto algoritmi e modelli linguistici, ma impatta su chi paga il prezzo fisico dell’infrastruttura necessaria a farli funzionare.
Per le grandi società tecnologiche la posta in gioco è enorme. OpenAI, Anthropic, Google, Microsoft, Meta, Amazon e gli altri protagonisti della corsa all’Ia hanno bisogno di potenza di calcolo sempre maggiore. Gli investitori hanno impegnato capitali giganteschi nella convinzione che l’espansione dei data center sia inevitabile. Ma la crescita del dissenso mostra che la retorica dell’inevitabilità tecnologica, da sola, non basta a garantire il consenso sociale.
