Roma, 13 giu. (askanews) – I prezzi del petrolio hanno concluso la settimana in forte calo, portandosi ai livelli più bassi da tre mesi a questa parte con il rianimarsi delle speranze di un accordo tra Stati Uniti e Iran, che metta fine alle ostilità e riapra i traffici nello snodo chiave dello Stretto di Hormuz. Ieri il Barile di Brent, il greggio di riferimento del mare del Nord ha chiuso la seduta con un calo di oltre il 3% a 87,33 dollari: si tratta del livello più contenuto dal 10 marzo. Il West Texas Intermediate negoziato a New York è caduto di quasi il 4%, 84,29 dollari in questo caso è al minimo dal 17 aprile, ma un livello analogo era stato toccato sempre il 10 marzo.
In vista della riapertura di lunedì, i fari dei mercati resteranno puntati sugli sviluppi geopolitici. Il premier del Pakistan, Shehbaz Sharif ha parlato di un possibile accordo nelle prossime 24 ore. Successivamente un portavoce del ministero degli Esteri iraniano, citato dall’agenzia Irna, ha affermato che una eventuale firma – che non ha smentito essere in vista – non è prevista nei prossimi “uno o due giorni”.
Il calo dei prezzi dell’oro nero, ieri pomeriggio, è stato improvviso e non si è ancora tradotto in flessioni dei prezzi analoghe sui carburanti e alla pompa. Il ministero delle Imprese e del Made in Italy ha riportato che, in base agli ultimi dati rilevati dall’Osservatorio, il prezzo medio dei carburanti in modalità ‘self service’ lungo la rete stradale nazionale è pari a 1,893 euro/l per la benzina e 2 e/l per il gasolio. Sulla rete autostradale, invece, il prezzo medio self è di 1,986 e/l per la benzina e 2,080 e/l per il gasolio. Ieri erano pari, rispettivamente a 1,899 euro-litro per la benzina e 2,007 euro-litro per il gasolio.
A una settimana dall’inizio della stagione estiva, e del tradizionale aumento degli spostamenti legati alle vacanze si potrebbe ora assistere a ulteriori fessioni dei carburanti, a beneficio delle tasche degli automobilisti.
