Safad, 10 lug. (askanews) – Il lavoro dell’esercito israeliano in Libano meridionale non è finito, “stiamo lavorando casa per casa”, ha dichiarato un alto ufficiale militare dell’esercito israeliano di stanza nel Comando del Nord del Paese, durante una conversazione con una delegazione di giornalisti italiani, tra cui è presente askanews.
Mentre l’escalation tra Iran e Stati Uniti mette a rischio il processo dei negoziati in atto tra Washington e Teheran, il dialogo tra Gerusalemme e Beirut dovrebbe proseguire a Roma il prossimo 15 e 16 luglio, nonostante non poche difficoltà.
“La nostra missione in Libano è quella di ripulire l’area dalle forze di Hezbollah”, ha spiegato un ufficiale israeliano ad alcuni giornalisti italiani, specificando che “in ogni villaggio sciita nel sud del Libano è presente Hezbollah”. L’impegno dell’Idf in questo territorio è rivolto alla sicurezza di Israele, ha argomentato il militare, osservando come “non sia possibile disattivare la minaccia dall’alto” e di come sia indispensabile agire via terra per “verificare e distruggere le infrastrutture di Hezbollah”.
“Per essere sicuri, bisogna controllare casa per casa” insiste l’ufficiale di base nel Comando nel nord di Israele. “In ogni villaggio sciita abbiamo trovato diverse infrastrutture militari, tunnel, munizioni, missili e droni”. “Agiamo per preservare la nostra sicurezza”, ci tiene a specificare l’ufficiale, “e non vogliamo attaccare i civili”. Per esempio, spiega il militare, “gli otto villaggi cristiani non sono stati evacuati”, mentre è stato necessario evacuare i villaggi sciiti per “distruggere le infrastrutture di Hezbollah”.
L’alto ufficiale israeliano ha tenuto a sottolineare che nonostante “il morale delle truppe di Hezbollah sia basso”, il movimento sciita continua a reclutare nuovi miliziani dal nord e a rappresentare una minaccia per lo Stato israeliano.
Noi che siamo alla frontiera “abbiamo poco tempo per ripararci” sostiene un kibbutzim italiano trasferitosi in Israele negli anni ’70, ricorrendo le sue idee socialiste. “Qui alla frontiera prima arriva il missile e poi suona la sirena”, dobbiamo essere sempre in allerta riferisce il kibbutzim Luciano ad una delegazione di giornalisti presenti al kibbutz di Sasa, sottolineando la vicinanza del luogo dal confine con il Libano.
Soffermandosi su questo senso di insicurezza, l’ufficiale militare ha insistito sulla necessità di insistere nella realizzazione di una zona demilitarizzata fino al fiume Litani.
La zona di sicurezza promossa da Israele arriva fino al fiume Litani ed è lì, vicino al castello di Beaufort, che l’Idf sta cercando di intervenire per conquistare un importante avamposto di Hezbollah presso il villaggio di Nabatieh, che rappresenterebbe una constante minaccia per il nord del Paese, evidenzia l’alto ufficiale, mostrando ai giornalisti presenti la linea di contatto tra l’Idf e Hezbollah su una carta militare.
“Non possiamo andarcene prima di conquistare questo avamposto”, ha ribadito l’ufficiale israeliano, sostenendo che non c’è una data per il ritiro delle truppe, pur riconoscendo la volontà di dare fiducia all’esercito libanese.
Una fiducia nella volontà di Beirut che, tuttavia, non è condivisa da un ex ufficiale dell’Idf, oggi analista dell’Alma Research and Education Center, centro di ricerca con sede nel nord di Israele.
Secondo la sua analisi, il periodo più drammatico vissuto dal Libano non sono stati i conflitti con Israele, bensì gli anni della guerra civile. Da qui la convinzione che un intervento diretto dell’esercito libanese contro Hezbollah rischierebbe di far precipitare nuovamente il Paese in un conflitto interno. Per questo motivo, ha dichiarato l’analista a una delegazione di giornalisti italiani, tra cui askanews, è oggi l’Idf a condurre da sola le operazioni militari contro Hezbollah.
