Il mio intervento parte da un auspicio molto forte: il ritorno di un sogno. Le categorie tradizionali di destra, centro e sinistra appaiono oggi svuotate, private di contenuto e incapaci di suscitare passione. Il vero problema del nostro tempo non è la collocazione politica, ma l’assenza di una visione capace di accendere energie collettive. È una crisi che non riguarda solo l’Italia, ma l’Europa e l’intero pianeta: siamo entrati nel nuovo secolo “a testa bassa”, senza sogni e senza grandi passioni.
La crisi del mondo cattolico
In questo scenario, la crisi del mondo cattolico appare particolarmente grave. Non si tratta soltanto di una crisi organizzativa – la diminuzione dei preti, il calo della partecipazione alla vita ecclesiale – ma di una crisi spirituale e culturale più profonda. La Chiesa, in Italia e in Europa, appare ripiegata su se stessa, concentrata sui propri problemi interni, perdendo la capacità di sognare un mondo diverso, più fraterno, solidale e giusto. Questa responsabilità non riguarda solo i vertici ecclesiastici, ma anche i singoli cattolici impegnati nella vita pubblica e politica.
L’assenza di sogni genera populismi. I populismi, infatti, sono il prodotto del vuoto lasciato dalla scomparsa di quelle grandi passioni che animarono le generazioni del dopoguerra. I padri costituenti, l’Europa immaginata dai suoi fondatori, la nascita delle Nazioni Unite e della Dichiarazione universale dei diritti umani furono il frutto di una visione condivisa: la volontà di costruire un mondo radicalmente diverso dopo la tragedia della guerra. La Costituzione italiana nacque non tanto come compromesso tra schieramenti diversi, ma come progetto unitario per tutti.
Umanesimo cristiano e umanesimo laico
Quella visione era alimentata da due grandi tradizioni europee: l’umanesimo laico e l’umanesimo cristiano. Il Codice di Camaldoli, come altre sollecitazioni culturali e spirituali, testimoniava un cattolicesimo capace di pensiero alto, universale, non autoreferenziale.
Oggi questa dimensione sembra smarrita. Per questo è necessario spostare il baricentro della riflessione sull’Europa: non si può parlare seriamente dell’Italia senza parlare dell’Europa. È l’Europa, infatti, l’unico spazio politico in grado di arginare la frammentazione del mondo e la crisi dell’universalismo, messo in discussione da nuovi imperi e da politiche di potenza.
L’Europa risente della debolezza del cristianesimo
La debolezza del cristianesimo europeo è intimamente legata alla debolezza della politica europea. Il ripiegamento delle comunità cristiane su una dimensione puramente interna è una forma di irresponsabilità storica. I cattolici hanno il dovere di tornare a vivere la politica in prima persona, non necessariamente attraverso un partito d’ispirazione cristiana – ipotesi che appare oggi poco realistica – ma superando l’attuale dispersione, che è sterile e inefficace.
Un dato drammatico incombe su tutto: in Italia il 50% dei cittadini non vota. È un segno di disaffezione profonda, che non può essere ignorato. Continuare a discutere di schieramenti significa occuparsi di “questioni di cortile”, mentre metà del Paese resta fuori dalla partecipazione democratica. Qui si gioca, appunto, una responsabilità storica del mondo cattolico e laico insieme.
Infine, il discorso si carica di una forte denuncia morale: la guerra è stata nuovamente sdoganata come strumento di pace. Questo è un tradimento dello spirito della Costituente e della passione che rese grande l’Italia e l’Europa nel dopoguerra. La memoria di chi ha vissuto direttamente quell’esperienza – giovani costituenti capaci di dividersi sulle leggi ordinarie ma di unirsi nel pomeriggio per scrivere una Carta per tutti – mostra quanto sia urgente recuperare quello spirito unitario.
Una nuova alleanza
Destra, sinistra e centro non bastano più. Ciò che serve è una nuova alleanza tra cattolici, laici di matrice umanista, capace di restituire all’Europa una prospettiva universale fondata su fraternità, solidarietà e responsabilità storica. Senza questo ritorno al sogno, la politica resta amministrazione senz’anima e il futuro una terra già disegnata. Da altri.
N.B. Il testo non è stato rivisto dall’autore. Per accedere alla registrazione video del dibattito (Radio Radicale) clicca qui.

