Il Prof. Ezio Tarantelli, una delle menti più intuitive dell’economia italiana, fu assassinato quaranta anni fa da un commando terroristico delle Brigate Rosse. Era infatti il 27 marzo 1985, all’interno del parcheggio della Facoltà di Economia e Commercio dell’Università “La Sapienza” di Roma al Castro Laurenziano. Con questo atto di terrore e di follia omicida, le BR tentarono di stroncare una nuova visione del rapporto tra economia e redditi dei lavoratori, un nuovo modello negoziale tra Parti sociali, un’idea innovativa del protagonismo dei lavoratori nella società.
Negli anni dell’inflazione a due cifre, Ezio Tarantelli fu l’ispiratore proprio delle scelte che portarono al Lodo Scotti del 1983 e al cosiddetto “Accordo di San Valentino” di febbraio 1984. Quegli accordi ridefinirono la struttura di riferimento dei salari, sino ad allora fortemente condizionata dall’automatismo dell’indennità di contingenza, una dei fattori principali di spinta all’inflazione e soprattutto un elemento limitativo della contrattazione.
La Cisl, in quel contesto, fu l’organizzazione sindacale che si fece carico, coerentemente con la sua storia, di sostenere e sviluppare quelle tesi e di riportarle nella contrattazione confederale e di categoria. Il tutto supportato da gruppi dirigenti di grande qualità, di capacità negoziali spiccate e di un carisma riconosciuto.
Successivamente, l’onda lunga del pensiero di Ezio Tarantelli si tradusse poi negli accordi del 1992 con il Governo Amato e del 1993 con il Protocollo Ciampi.
Uno degli elementi fondamentali che fu e dovrebbe essere tuttora alla base del modello contrattuale conseguente di quegli accordi interconfederali e dei successivi, è la contrattazione di secondo livello o contrattazione aziendale/territoriale. Contrattare aziendalmente significa partecipare, incidere sui riflessi dell’organizzazione del lavoro, distribuire “ricchezza” attraverso indicatori di redditività e produttività. Un processo baricentrico anche per l’affermazione del sindacato e dei lavoratori nel rapporto con le imprese.
Purtroppo nonostante gli sforzi, i dati delle Istituzioni, degli istituti di ricerca e delle Organizzazioni Sindacali, confermano che questo istituto contrattuale raggiunge una percentuale minoritaria dei lavoratori ed in particolare non in termini uniformi sia sul piano dei comparti merceologici che sul piano territoriale. Dati che riaffermano le differenze tra industria e servizi, tra Nord e Sud del Paese.
Dobbiamo dare atto alla Cisl che nei decenni si è sempre spesa per affermare questo modello, ribadendolo anche in occasione dell’anniversario dell’assassinio del Prof. Tarantelli. Una nota però dobbiamo evidenziarla, sempre con lo stile che ci ha contraddistinto finora: in un’intervista a Radio24 la Segretaria Generale delle Cisl, Daniela Fumarola avrebbe affermato che la contrattazione di secondo livello è già molto diffusa. Per evitare i “sentito dire” siamo andati ad ascoltare l’intervista ed effettivamente al minuto 8.30, questo viene dichiarato…
Noi saremmo molto soddisfatti se tutto ciò fosse vero, ci sarebbe stato un grande salto di qualità nella contrattazione, nella redistribuzione dei redditi e nel rafforzamento dei diritti in azienda. Putroppo non è così e dispiace che proprio la Segretaria Generale della Cisl non conosca la realtà. Ricordiamo che il nostro è un Paese dove la maggioranza del tessuto produttivo è basato su piccole e medie aziende, nelle quali il sindacato difficilmente è presente e dove non si contratta.
Andranno studiati altri modelli, che sostengano questo istituto. La Cisl ha ancora dirigenti molto bravi, non disponibili soltanto ad alzare la mano negli organismi direttivi; diamo spazio alle idee, alle discussioni e non perdiamo l’occasione dei congressi in corso soltanto per riaffermare uno “status quo” personale.