Una solidarietà radicata nella coscienza civile
Storicamente il nostro Paese è sempre stato molto sensibile alla solidarietà. Un valore che scende pesantemente in campo ogniqualvolta dobbiamo affrontare, giudicare o mobilitarci per eventi particolarmente luttuosi che toccano e scuotono la profondità della coscienza di ciascuno di noi.
Una solidarietà cristiana e laica che, comunque sia, smuove milioni di italiani. Una solidarietà né politica, né partitica e né, tantomeno, di schieramento ma che, comunque sia, è in grado di costruire un tessuto etico e culturale che rappresenta un giacimento di valori da cui non si può prescindere. Eppure, malgrado questa specificità italiana e questa ricchezza ideale, spiace rilevare che proprio il valore della solidarietà stenta a fecondare e a fermentare il dibattito politico e pubblico italiano.
Il dibattito pubblico e la cultura del nemico
Un dibattito ed un confronto che prescindono quasi radicalmente da qualsiasi riferimento ideale — per non parlare della dimensione etica — perché è tutto e solo concentrato sulla demolizione del nemico, sulla sua criminalizzazione e, in ultima analisi, sulla volontà pervicace di non fare sconti a nessuno ricorrendo a tutti i metodi, leciti ed illeciti, pur di annientare chi la pensa diversamente da te.
Insomma, non possiamo non registrare una pesante e marcata dissociazione tra i riferimenti culturali vissuti, sbandierati e anche praticati e poi la loro sostanziale rimozione e cancellazione nel momento in cui dovrebbero avere una cittadinanza attiva nella dimensione pubblica.
La crisi etica della politica contemporanea
Una presa d’atto che conferma la povertà e anche la crisi della politica contemporanea, almeno nella sua dimensione etica e valoriale. Perché anche su questo versante non possiamo dimenticare la ricca, feconda e storica lezione dei cattolici impegnati in politica nella lunga e sempre biasimata Prima Repubblica. Uno stile, va pur detto, che non ha nulla a che vedere con l’imbarbarimento della politica contemporanea e né con comportamenti che prescindono quasi scientificamente da qualsiasi postura istituzionale e soprattutto valoriale.
Ricucire la frattura tra valori e vita pubblica
Per questi motivi credo che non giova alla stessa qualità della democrazia, nonché alla salute del nostro sistema politico, creare un fossato invalicabile tra i valori più profondi che le persone incarnano e vivono — non solo durante le emergenze di qualsiasi genere che scuotono le coscienze — e il loro modo d’essere nella concreta dialettica politica.
Forse proprio in questa profonda dissociazione tra i valori e la cultura da un lato e le dinamiche concrete della politica dall’altro risiede la crisi di quello “spirito pubblico” che dovrebbe sempre caratterizzare la dimensione della politica. Soprattutto di coloro che si definiscono ancora cattolici impegnati in politica.
