Roma, 17 apr. (askanews) – L’Europa è pronta a fare la sua parte con una missione “neutra” nello stretto di Hormuz e l’Italia a mettere “a disposizione le proprie unità navali sulla base di una necessaria autorizzazione parlamentare” come previsto dalla Costituzione. Al termine di una settimana segnata dalle frizioni con il presidente degli Usa Donald Trump, la premier Giorgia Meloni stavolta decide di “esserci”, di essere al fianco dei Volenterosi, e partecipare con il cancelliere tedesco Merz alla conferenza convocata a Parigi dal presidente francese Emmanuelle Macron e dal primo ministro britannico Keir Starmer.
Dopo il gelo dello scorso febbraio, attorno al caso di Quentin Deranque, giovane attivista di estrema destra morto a Lione, e il rinvio del vertice bilaterale Italia-Francia previsto a Tolosa il 10 aprile, tra Macron e Meloni sono baci e abbracci. Il saluto tra i due, all’arrivo della presidente del Consiglio all’Eliseo è caloroso, si scambiano una battuta, sorridono. Mentre i quattro ‘Volenterosi’ sono riuniti con i rappresentanti di altri paesi collegati – “più di cinquanta”, scriverà su X il presidente francese – compresi Cina e India, arriva la notizia della riapertura alle navi commerciali dello stretto di Hormuz per la durata del cessate il fuoco. “La riapertura di Hormuz è essenziale per qualsiasi serio progetto di negoziato per la crisi in Medio Oriente”, afferma Meloni nelle dichiarazioni congiunte alla stampa con Macron, Starmer e Merz.
Ad annunciare l’intenzione di una missione nello stretto di Hormuz è Macron. Meloni afferma che “l’Italia è pronta a fare la sua parte” specificando due cose: innanzitutto che “una presenza navale internazionale a Hormuz può essere avviata, con una postura esclusivamente difensiva, soltanto quando vi sarà una cessazione delle ostilità” e che la disponibilità a inviare “proprie unità navali” può avvenire solo dopo una “necessaria autorizzazione parlamentare” come previsto dalle “nostre regole costituzionali”. La premier aggiunge che “un’esperienza preziosa per ciò che stiamo cercando di fare ora è quella dell’operazione europea Aspides che vanta una presenza importante in un’area attigua a quella di Hormuz”. Non cita alcun ruolo per l’Onu, cosa che invece fa Merz, né un eventuale coinvolgimento degli Usa, tema che divide Macron e Starmer. L’unico riferimento agli Stati Uniti è per sottolineare la loro mediazione che ha portato al “preziosissimo” cessate il fuoco in Libano.
In Italia le opposizioni osservano il cambio di marcia della premier: “Come si cambia per non morire, cantava Fiorella Mannoia ma Meloni è stonata dal punto di vista politico, si è rimessa al tavolo di quelli che non voleva vedere perchè voleva fare il ponte di Trump. Era venuta via con sdegno, ora fa retromarcia”, punge il leader di Italia Viva Matteo Renzi. Per il leader di Più Europa Riccardo Magi “ha fatto bene l’Italia a partecipare e ad avere un ruolo da protagonista ma è innegabile che si tratti al contempo di una sconfessione a tempi record di tutto quello che ha detto fino a oggi: puntare su Trump e affossare l’Ue”.
Avs e M5s già mettono in guardia sui contorni della missione navale: “Potrà avere il nostro consenso in Parlamento solo se dotata di un chiaro mandato dell’ONU”, dichiarano Fratoianni e Bonelli. “L’egida dell’Onu – sottolineano i pentastellati – è necessaria per garantire una cornice giuridica chiara e una netta separazione dalle iniziative unilaterali di Trump. Ci chiediamo se quella di Meloni sia stata una dimenticanza o un primo tentativo di tornare nelle grazie del presidente americano”.
