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Meloni apre a dialogo (con occhio a riforma voto). Ma è scontro con opposizioni

Roma, 13 mag. (askanews) – Non è la prima volta che lo dichiara. Anzi, si potrebbe dire che praticamente in qualsiasi occasione in cui si è rivolta al Parlamento abbia ribadito lo stesso concetto. Le “porte del governo e le mie personali” sono “aperte” purché l’intenzione sia quella di “confrontarsi nel merito”. Giorgia Meloni si presenta al premier time in Senato da una parte con una offerta di dialogo verso l’opposizione e dall’altra con i toni sprezzanti di chi è già in campagna elettorale. In fondo, di mezzo c’è stato un referendum sulla giustizia che ha cambiato tutto, a cominciare dalle priorità e dall’assetto comunicativo della presidente del Consiglio.

Il ramoscello d’ulivo, infatti, dura giusto il tempo di una interrogazione. Quella rivolta da Carlo Calenda in cui si sollecita il governo a costituire una cabina di regia a palazzo Chigi in cui mettere attorno tutte le forze politiche per affrontare le grandi sfide che attendono il Paese, a cominciare da quella energetica e industriale. La premier ribadisce che il momento “facile non è” e che le “tensioni geopolitiche” attuali “incideranno, come già stanno incidendo, sulla crescita, sui costi energetici, sulla competitività delle imprese, sul potere d’acquisto delle famiglie”. Allo stesso tempo però si dice aperta a dialogare, purché poi la eventuale convocazione non venga bollata pubblicamente come “una passerella”. “Devo ricordare che quando finora abbiamo provato a fare delle proposte in questo senso la risposta da parte della grande maggioranza dei partiti dell’opposizione non è stata di disponibilità”, sottolinea. La premier non la cita mai, ma l’ultima, in ordine di tempo, è quella relativa alla riforma della legge elettorale che – pur essendo tema parlamentare e non di governo – Meloni ha messo al centro di ben due vertici di maggioranza a palazzo Chigi negli ultimi dieci giorni. E forse non è un caso l’elogio rivolto proprio ad Azione, tra le poche rappresentanze che anche in questa occasione hanno mostrato disponibilità, per aver più volte portato “il proprio contributo”.

Poi, stop. Tocca a Renzi e cambia tutto. Il leader di Iv descrive il governo alla stregua della “famiglia Adams” e la presidente del Consiglio replica che si invoca la presenza del capo dell’esecutivo in Parlamento “ma al netto di accuse e insulti, c’è oggettivamente poco”. Scintille che nella sostanza si ripetono quando a prendere la parola è il capogruppo del Pd, Francesco Boccia, in particolare su tasse e fisco. L’esponente dem la accusa di aver trasformato palazzo Chigi “in una bolla che la protegge dalla realtà” e per dimostrarlo tira fuori la classica domanda tarata sulla famosa ‘casalinga di Voghera’: “Da quanto tempo non fa la spesa per ascoltare quello che accade un supermercato?”.

Un tentativo di pungerla sul vivo, che ovviamente Meloni non lascia scorrere. “Sono andata a fare la spesa al supermercato sabato scorso. Non rinuncio a stare in mezzo alla gente e a fare una vita normale”. Nel mezzo, c’è anche l’immancabile scontro con il M5s sul Superbonus che il governo – osserva – finirà di pagare nel 2027 “cioè quando sarà finito il nostro mandato”.

Tra una interrogazione e l’altra la premier rivendica anche il Piano Casa varato dal governo due settimane fa e annuncia che entro l’estate sarà approvata la legge delega e saranno adottati i decreti attuativi “per il quadro giuridico necessario alla ripresa della produzione nucleare in Italia”, poi bolla come false le accuse su un aumento delle tasse. “Con l’eccezione di quelle alle banche, alle assicurazioni e alle società energetiche”, ironizza.