Alla 62ª Conferenza sulla Sicurezza in corso a Monaco – assente la premier italiana – il messaggio è stato netto: la frattura tra Europa e Stati Uniti esiste, ma può diventare l’occasione per un salto di qualità dell’Unione. Friedrich Merz in apertura ed Emmanuel Macron in chiusura hanno costruito un intervento coordinato, un vero “uno-due” politico, per scuotere un continente percepito come esitante.
La “scomoda verità” di Merz
Merz ha riconosciuto senza ambiguità l’esistenza di una spaccatura transatlantica, già evocata un anno fa a Monaco dal vicepresidente americano J. D. Vance. Ma ne ha rovesciato l’onere: la guerra culturale del movimento Maga, ha detto, non appartiene all’Europa. Per il continente la libertà di parola trova un limite nella dignità umana; il protezionismo e i dazi non sono la via, così come non lo è l’abbandono degli accordi sul clima o delle istituzioni multilaterali.
Il cancelliere non ha però scelto la rottura. Ha ricordato che la Nato resta l’alleanza più forte della storia e che, nell’era della competizione tra grandi potenze, nemmeno gli Stati Uniti possono agire da soli. Da qui l’appello a “ripristinare e ravvivare la fiducia” costruendo un pilastro europeo più forte e autosufficiente all’interno dell’Alleanza. Un nuovo inizio, fondato su rispetto e amor proprio.
Il richiamo all’orgoglio europeo
Macron ha puntato il dito contro le insicurezze del Vecchio Continente. L’Europa, ha detto, è troppo timida e non crede abbastanza in sé stessa. Occorre essere fieri di ciò che è stato realizzato e trasformare questa consapevolezza in determinazione politica.
Difesa comune, sostegno all’Ucraina, tutela degli interessi strategici: solo mostrando un impegno incrollabile l’Europa potrà essere un alleato credibile e rispettato. Il riferimento ai dazi e alle rivendicazioni territoriali americane sulla Groenlandia è stato esplicito: partnership sì, subordinazione no.
Più forza per ricucire
Anche il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha riconosciuto che le critiche americane sulla difesa hanno “svegliato” l’Europa. Un continente più forte economicamente e militarmente, ha osservato, potrà contare di più anche nel rapporto con Washington.
Il filo rosso della giornata è chiaro: la frattura non va negata, ma trasformata in leva politica. Un’Europa più consapevole, più autonoma e più coesa non è l’alternativa all’alleanza atlantica, bensì la condizione per salvarla su basi nuove.
