Roma, 2 nov. (askanews) – Il voto di metà mandato negli Stati Uniti non serve a scegliere il presidente, pur misurandone in qualche modo il livello di consenso nel Paese, ma a rinnovare una parte fondamentale delle istituzioni federali e a eleggere numerosi rappresentanti a livello statale e locale. Dietro l’appuntamento del 3 novembre c’è però un sistema elettorale articolato, nel quale registrazione degli elettori, modalità di voto, scadenze e procedure di scrutinio cambiano da uno Stato all’altro. Ecco come funzionano le elezioni di midterm e quali regole devono conoscere gli elettori.
Che cosa si vota
Le elezioni di midterm negli Stati Uniti si svolgono martedì 3 novembre 2026 e riguardano il rinnovo del Congresso, il Parlamento federale composto dalla Camera dei rappresentanti e dal Senato. Si tengono a metà del mandato presidenziale, che dura quattro anni, e non prevedono l’elezione del presidente. Gli elettori sono chiamati a rinnovare tutti i 435 seggi della Camera, i cui membri restano in carica due anni, e 35 dei 100 seggi del Senato: 33 rientrano nel normale ciclo elettorale, mentre due sono oggetto di elezioni suppletive in Florida e Ohio, per assegnare i seggi rimasti vacanti dopo l’uscita dal Senato di Marco Rubio e J.D. Vance. Oltre al Congresso, in 36 Stati si voterà per eleggere il governatore. Sono previste anche elezioni per le assemblee legislative statali e per altre cariche locali, oltre a referendum e quesiti sottoposti agli elettori, dove previsti.
Camera e Senato: collegi e mandati
Le elezioni per la Camera si svolgono in 435 collegi, ciascuno dei quali elegge un rappresentante. Per il Senato, invece, gli elettori votano per i candidati che rappresentano il proprio Stato: ogni Stato elegge due senatori, ma i mandati sono sfalsati nel tempo e quindi solo una parte dei seggi viene rinnovata ogni due anni. Il 3 novembre non si voterà per il Senato federale in 15 Stati. Le due consultazioni si svolgono nella stessa giornata, ma costituiscono competizioni distinte, con candidati e risultati da verificare separatamente.
Gli Stati al voto per il Senato
Il 3 novembre si voterà dunque per il Senato federale in 35 Stati. Sono Alabama, Alaska, Arkansas, Colorado, Delaware, Florida, Georgia, Idaho, Illinois, Iowa, Kansas, Kentucky, Louisiana, Maine, Massachusetts, Michigan, Minnesota, Mississippi, Montana, Nebraska, New Hampshire, New Jersey, New Mexico, North Carolina, Ohio, Oklahoma, Oregon, Rhode Island, South Carolina, South Dakota, Tennessee, Texas, Virginia, West Virginia e Wyoming. In Florida e Ohio si terranno elezioni suppletive, oltre alle 33 previste nel normale ciclo elettorale.
Chi può votare e come ci si registra
Per votare alle elezioni federali occorre essere cittadini statunitensi, avere almeno 18 anni entro il giorno del voto e soddisfare i requisiti di residenza previsti dalla giurisdizione in cui si vota. In 49 Stati è necessario registrarsi nelle liste elettorali; il North Dakota è l’unico Stato che non prevede una registrazione elettorale generale. Le modalità e le scadenze per l’iscrizione variano: in 19 Stati e nel Distretto di Columbia è possibile registrarsi anche il giorno delle elezioni, mentre altrove il termine può scadere settimane prima. Gli elettori devono verificare le regole del proprio Stato e che i dati di residenza siano aggiornati.
Le primarie e l’eccezione della Louisiana
La registrazione può incidere anche sulla partecipazione alle elezioni primarie, che selezionano i candidati dei partiti per le elezioni generali. Nel 2026, la maggior parte delle primarie si è svolta tra marzo e settembre, con calendari diversi da Stato a Stato. Nelle primarie chiuse, in genere possono votare soltanto gli elettori registrati con il partito interessato; in quelle aperte, le regole consentono una partecipazione più ampia. Nelle elezioni generali, invece, gli elettori possono scegliere tra i candidati presenti sulla scheda indipendentemente dalla propria affiliazione partitica. La Louisiana costituisce un’eccezione per la Camera: il 3 novembre è previsto un voto aperto tra i candidati e, se nessuno raggiunge la maggioranza richiesta, è previsto un successivo appuntamento il 12 dicembre. La competizione per il Senato in Louisiana si svolge invece il 3 novembre.
Il voto degli americani all’estero e le limitazioni
I cittadini statunitensi che vivono all’estero possono partecipare alle elezioni federali per corrispondenza, facendo riferimento allo Stato in cui hanno la propria residenza elettorale negli Stati Uniti. Per avviare la procedura possono utilizzare il Federal Post Card Application, il modulo federale che permette ai cittadini all’estero e al personale militare avente diritto di registrarsi e richiedere una scheda. Le scadenze per richiedere e restituire il voto restano legate alle regole dello Stato di riferimento. I residenti permanenti che non hanno acquisito la cittadinanza non possono votare per il Congresso. Anche per le persone condannate per reati le regole non sono uniformi: le limitazioni dipendono dalla legislazione statale e possono variare in base alla condanna e alla situazione della pena.
Come viene espresso e registrato il voto
Non esiste un unico sistema di voto valido in tutti gli Stati Uniti. Gli elettori possono compilare schede cartacee a mano oppure utilizzare dispositivi elettronici; i sistemi impiegati e le procedure di registrazione e conteggio dipendono dalle autorità statali e locali. Secondo la U.S. Election Assistance Commission, oltre il 98% delle giurisdizioni elettorali utilizza sistemi che producono una registrazione cartacea di ogni voto. Le schede e i registri vengono custoditi secondo procedure di sicurezza e possono essere sottoposti a verifiche successive al voto.
Voto anticipato e voto per corrispondenza
Gli elettori possono votare di persona il giorno delle elezioni oppure, dove previsto, in anticipo o per corrispondenza. La maggior parte degli Stati consente il voto anticipato in presenza senza richiedere una motivazione; Alabama, Mississippi e New Hampshire non offrono una forma generalizzata di voto anticipato, pur prevedendo specifiche possibilità di voto per assenti. Le finestre temporali cambiano da Stato a Stato e possono estendersi per diversi giorni.
Schede postali e ballot drop box
Anche le regole sul voto per posta sono differenti. In 29 Stati gli elettori possono richiedere una scheda per corrispondenza senza dover fornire una motivazione; in 13 è necessario rientrare in una categoria prevista dalla legge o indicare una giustificazione. In otto Stati le schede vengono inviate automaticamente a tutti gli elettori attivi registrati; anche il Distretto di Columbia utilizza questo sistema. La restituzione può avvenire per posta, di persona o, dove consentito, attraverso apposite cassette di raccolta, le ballot drop box. La NCSL segnala che 29 Stati e il Distretto di Columbia le autorizzano esplicitamente per legge, ma le modalità di collocazione, accesso e sorveglianza variano.
Le scadenze per restituire le schede La scadenza per restituire una scheda per posta non è uniforme. Trentacinque Stati richiedono che arrivi entro il giorno delle elezioni; altri 15 Stati e il Distretto di Columbia accettano, a determinate condizioni, schede ricevute successivamente purché spedite entro la scadenza prevista. Le schede consegnate a mano non possono essere restituite dopo il giorno delle elezioni e in alcuni Stati devono arrivare prima. Per il personale militare e i cittadini all’estero valgono procedure dedicate, ma anche in questi casi le scadenze dipendono dalle regole applicabili nello Stato di riferimento.
Gli orari dei seggi e il fuso italiano
Gli orari dei seggi sono fissati dalle leggi statali e, in alcuni casi, possono variare anche tra località dello stesso Stato. Non esiste quindi un unico orario nazionale di chiusura. La NCSL indica, per esempio, la chiusura alle 21.00 locali a New York, corrispondenti alle 3.00 del 4 novembre in Italia, e alle 20.00 locali in California, corrispondenti alle 5.00 del 4 novembre in Italia. Il giorno del voto l’Italia sarà avanti di sei ore rispetto alla costa orientale statunitense, sette rispetto alla zona centrale, otto rispetto alla zona montana, nove rispetto alla costa pacifica, dieci rispetto all’Alaska e undici rispetto alle Hawaii. Entrambi i Paesi saranno tornati all’ora solare: l’Italia ha spostato le lancette il 25 ottobre e gli Stati Uniti il 1° novembre.
Verifiche e certificazione dei risultati
La certificazione è il passaggio con cui le autorità competenti attestano ufficialmente il risultato dopo le verifiche previste. Le scadenze cambiano da Stato a Stato e possono essere influenzate da controlli ancora in corso, contestazioni o riconteggi. Non esiste una data nazionale unica in cui tutti i risultati diventano ufficiali: le autorità locali e statali devono completare le procedure previste dalla legge prima di certificare le singole competizioni.
Riconteggi e contestazioni
Se il margine tra i candidati è particolarmente ridotto, il risultato può essere sottoposto a un riconteggio. Le leggi di 26 Stati e del Distretto di Columbia prevedono riconteggi automatici quando il margine rientra in determinate soglie; in 41 Stati e nel Distretto di Columbia è inoltre possibile richiederne uno, secondo le condizioni previste dalla legge. Le soglie, i soggetti autorizzati a presentare la richiesta e i termini variano da una giurisdizione all’altra. In alcuni casi le contestazioni possono arrivare davanti a un tribunale e prolungare i tempi prima della conclusione della procedura.
Il caso della California
Un caso di attualità riguarda la California. Il Dipartimento di Giustizia sostiene che oltre 20.000 persone che potrebbero non essere cittadine statunitensi risultino iscritte alle liste elettorali e ha chiesto che fossero separate le schede a loro associate. Il 29 ottobre 2026 un giudice federale ha respinto la richiesta, ritenendo che l’operazione potesse compromettere le procedure elettorali già in corso. Le autorità californiane hanno contestato l’affidabilità dell’elenco e la possibilità di individuare le schede interessate, soprattutto dopo l’avvio del conteggio; il Dipartimento di Giustizia ha annunciato appello. La controversia non costituisce di per sé una prova che le persone segnalate abbiano votato illegalmente, ma mostra le difficoltà operative e giuridiche legate alla verifica delle liste e all’identificazione delle schede durante una consultazione.
Chi amministra le elezioni
L’amministrazione delle elezioni negli Stati Uniti è affidata principalmente agli Stati e alle autorità locali, che applicano le rispettive leggi. La Federal Election Commission si occupa delle norme federali sul finanziamento delle campagne, ma non gestisce le procedure di voto, il conteggio o la certificazione dei risultati. Per questo, anche in una stessa elezione federale, le modalità pratiche possono differire sensibilmente da uno Stato all’altro.

