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MidTerm, Talarico si consolida al centro. In Texas la sfida si gioca sui moderati

Il Dem sale nei sondaggi e raggiunge il 55.% tra gli indipendenti. Nello scontro con il repubblicano Paxton consolida un profilo capace di parlare oltre il tradizionale elettorato progressista.

Il 55 per cento degli indipendenti

James Talarico continua a sorprendere. L’ultimo sondaggio Marist lo accredita del 50 per cento contro il 44 del repubblicano Ken Paxton. Ma il numero forse più interessante è un altro: tra gli indipendenti il candidato democratico arriva al 55 per cento.

È presto per trarne conclusioni elettorali. Il margine d’errore è ampio e il Texas rimane un terreno politicamente difficile per i democratici. Ma nella campagna di Talarico si consolida un dato politico ormai riconoscibile: la ricerca deliberata di un linguaggio meno ideologico, capace di conquistare il centro senza rinunciare alla propria 

identità democratica.

Sugli atleti transgender cambia il tono

Il caso più evidente riguarda gli atleti transgender. Nel 2021 Talarico aveva combattuto duramente la legge repubblicana che limitava la loro partecipazione alle competizioni femminili. Oggi la formulazione è più misurata: si dice contrario alla partecipazione quando questa comprometta sicurezza o correttezza della competizione.

Non è un passaggio irrilevante. E qualcosa di analogo avviene sulla transizione dei minori: pur continuando a difendere i diritti delle persone LGBTQ+, Talarico si dichiara favorevole al divieto nazionale degli interventi chirurgici di cambio di sesso sui minori.

Petrolio sì, insieme alle rinnovabili

Egualmente interessante è la posizione sulla politica energetica. Nel 2021 Talarico aveva presentato un Texas Climate Action Act con obiettivi molto ambiziosi di riduzione delle emissioni e nel 2022 aveva affermato che i combustibili fossili stavano «distruggendo il pianeta».

Oggi parla invece di una strategia energetica “all of the above”: petrolio e gas devono restare una componente essenziale dell’economia texana, insieme a eolico, solare, geotermico e nuove tecnologie. E arriva a criticare apertamente quei democratici che parlano di eliminare l’industria petrolifera.

Il centro come terreno di conquista

I repubblicani lo accusano di opportunismo elettorale. Talarico replica che i suoi valori non sono cambiati e rivendica una lunga attività bipartisan nella legislatura statale.

È qui che la sua candidatura diventa politicamente interessante. Talarico non proclama una (improvvisa) conversione di tipo centrista: in realtà, nello scontro elettorale, si consolida al centro, sottraendo alcune questioni alla “guerra culturale” e accettando distinzioni che una parte della sinistra americana aveva respinto.

E mentre, più o meno, cento milioni di dollari di pubblicità repubblicana tentano di dipingerlo come un radicale, quel 55 per cento tra gli indipendenti indica almeno una cosa: è proprio sul ripudio della logica radical-populistache si sta combattendo la battaglia politica texana. Con Talarico in testa.