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domenica, 11 Gennaio, 2026
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Migrazioni, la crisi permanente e i limiti del “modello Albania”

Dal Rapporto Migrantes una denuncia che interpella l’Europa: sicurezza e confini non possono cancellare diritti e dignità. La voce del terzo settore chiede un cambio di paradigma.

Il Rapporto Migrantes – Diritto d’Asilo 2025 restituisce un’immagine che non consente più alibi: quella che per anni è stata definita un’emergenza è ormai una crisi strutturale e permanente del nostro tempo. A sottolinearlo è Agostino Sella, presidente dell’Associazione Don Bosco 2000, una delle realtà più attive nel sistema italiano dell’accoglienza, che invita istituzioni e opinione pubblica a guardare oltre la contingenza e a interrogarsi sulle scelte politiche compiute negli ultimi anni.

Le speranze recluse” di un sistema in affanno

Nel linguaggio del Rapporto, le “speranze recluse” diventano la metafora di un sistema che, troppo spesso, sacrifica la dignità umana sull’altare della sicurezza di frontiera. I numeri sui morti nel Mediterraneo, le deportazioni verso i lager libici, le lunghe attese nei centri di detenzione amministrativa non sono semplici statistiche, ma – osserva Sella – il segnale evidente di un fallimento politico europeo, che continua a rinviare una risposta strutturale al fenomeno migratorio.

Esternalizzare lasilo, restringere i diritti

Particolarmente critica è la valutazione dei modelli di esternalizzazione delle procedure di asilo, come il cosiddetto modello Albania. Secondo Sella, l’orientamento verso soluzioni fondate sulla detenzione amministrativa e sulla protezione dei confini rischia di collocarsi ai margini della democrazia, soprattutto quando incide sui diritti individuali e sulla tutela dei minori stranieri non accompagnati. L’esperienza quotidiana degli enti che operano sul campo mostra infatti come l’accoglienza non possa essere ridotta a protocolli burocratici o a dispositivi emergenziali svuotati di responsabilità politica.

Unalleanza per rimettere al centro la persona

La proposta che emerge non è di segno ideologico, ma profondamente pragmatica. Serve una visione strategica di lungo periodo, fondata su una collaborazione autentica tra istituzioni e terzo settore. Gli enti dell’accoglienza, ricorda Sella, non sono meri esecutori di servizi, ma vere e proprie antenne sociali, capaci di contribuire alla programmazione delle politiche migratorie. Senza questa alleanza, ogni modello rischia di restare inefficace. Con essa, invece, l’Europa potrebbe tornare a mettere al centro l’essere umano, senza rinunciare alla legalità né alla sicurezza.