Home GiornaleMilano, la condanna di Landini e il dovere della responsabilità

Milano, la condanna di Landini e il dovere della responsabilità

Il segretario della Cgil manifesta piena solidarietà alle forze dell’ordine. La guerriglia nel centro di Milano richiama tutte le forze politiche al senso delle istituzioni e allo spirito di coesione nazionale.

Una condanna limpida

A Maurizio Landini bisogna dare atto di una presa di posizione limpida, inequivocabile. Il segretario generale della Cgil ha definito le violenze e i saccheggi che hanno sconvolto Milano «azioni criminali, gravi, inaccettabili e da condannare». Parole nette, senza attenuanti.

Altrettanto significativa la solidarietà espressa alle forze di polizia e all’amministrazione comunale, impegnate a garantire «il rispetto della legalità e della convivenza civile». Una dichiarazione che merita di essere valorizzata per il suo significato istituzionale.

 

I numeri della guerriglia

Il bilancio degli scontri di sabato 17 ottobre è impressionante. Circa 5.000 manifestanti, 72 persone accompagnate in Questura, 17 arresti, tra cui cinque minorenni, 22 denunciati e 104 feriti tra le forze dell’ordine. Oltre mezzo milione di euro, secondo Confcommercio, tra danni e mancati incassi.

Ma il dato forse più allarmante è l’età di molti protagonisti delle devastazioni. Persino ragazzini di dodici anni coinvolti in una violenza apparentemente anarchica, senza riconoscibili appartenenze politiche, tra assalti ai negozi, vetrine infrante, incendi e aggressioni alla polizia. Una guerriglia proseguita, con nuovi episodi, anche domenica.

 

Il senso delle istituzioni

Di fronte a manifestazioni di tale portata, la risposta della politica non può esaurirsi nella polemica quotidiana. Governo e opposizioni hanno responsabilità diverse, ma condividono il dovere di difendere la legalità, la sicurezza dei cittadini e la libertà di manifestare pacificamente.

Occorrono fermezza, equilibrio e spirito di coesione nazionale. Senza confondere il dissenso con la violenza, né trasformare l’ordine pubblico in un terreno di scontro permanente tra schieramenti.

 

Del resto, la cultura politica di centro si nutre precisamente di questa forte sensibilità istituzionale. Lo Stato democratico non appartiene alla maggioranza del momento: è la casa comune che tutte le forze costituzionali sono chiamate a difendere.

La chiarezza di Landini va riconosciuta anche per questo. Quando la convivenza civile è minacciata, il senso delle istituzioni deve prevalere sulle convenienze di parte. Non per cancellare le differenze politiche, ma per custodire le condizioni che consentono alla democrazia di esprimerle.