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Militari a Milano, il No del sindacato indipendente di Polizia

Il COISP (Coordinamento per l’Indipendenza Sindacale delle Forze di Polizia) contesta l’ipotesi di impiegare l’Esercito nella gestione dei cortei. Dopo le violenze di Milano, il confronto sulla sicurezza investe competenze, professionalità e responsabilità istituzionali.

La risposta alle violenze di Milano

Dopo le violenze che hanno sconvolto il centro di Milano, il Governo valuta un rafforzamento del dispositivo di sicurezza. Secondo le indiscrezioni giornalistiche, potrebbero arrivare altri 500 militari nell’ambito dell’operazione Strade Sicure, mentre si discute della possibilità di attribuire loro funzioni di polizia giudiziaria.

Una prospettiva che incontra una significativa obiezione proprio all’interno del mondo delle forze dell’ordine.

A prendere posizione è Domenico Pianese, segretario generale del COISP, sindacato indipendente della Polizia di Stato, che invita il Governo a non confondere la presenza militare sul territorio con la gestione dell’ordine pubblico.

 

Il no del Coisp

«L’ordine pubblico richiede poliziotti formati, equipaggiamenti adeguati e una precisa catena di responsabilità», afferma Pianese, sottolineando che la sicurezza non si rafforza sostituendo le competenze della Polizia con quelle dei militari.

La distinzione non è soltanto professionale. Riguarda la diversa natura delle funzioni istituzionali. Le Forze armate hanno preparazione, strumenti e compiti differenti da quelli delle forze di polizia. Il loro eventuale impiego nella gestione delle manifestazioni solleverebbe problemi operativi e di responsabilità.

Pianese esprime perplessità anche sull’attribuzione ai militari della qualifica di agente di polizia giudiziaria: una qualifica, osserva, non può sostituire la formazione necessaria per esercitarne le funzioni.

 

Una dialettica significativa

La presa di posizione merita attenzione anche sul piano politico. Il COISP non è un sindacato riconducibile alla sinistra. La sua cultura sindacale, particolarmente attenta alla tutela degli agenti e all’autorità dello Stato, presenta sensibilità spesso vicine al centrodestra.

Eppure, proprio da questa organizzazione arriva un richiamo critico a una possibile scelta del Governo Meloni.

Non è una contestazione dell’esigenza di sicurezza, ma del modo in cui si pensa di garantirla. Una differenza sostanziale, che impedisce di ridurre il confronto alla consueta contrapposizione tra rigoristi e garantisti.

 

La sicurezza e le istituzioni

Naturalmente, occorre distinguere le ipotesi ancora allo studio: aumentare i militari destinati a Strade Sicure non equivale ad affidar loro la gestione dei cortei. Su quest’ultimo punto si concentra soprattutto l’allarme del sindacato.

La richiesta conclusiva di Pianese è inequivocabile: investire in assunzioni, formazione, mezzi e protezioni per i poliziotti.

È una posizione che restituisce alla discussione il tema della professionalità dello Stato e della distinzione delle sue funzioni.

La fermezza contro la violenza è necessaria. Ma proprio per questo la risposta delle istituzioni deve essere competente, proporzionata e rispettosa delle responsabilità che l’ordinamento assegna a ciascuno. La sicurezza democratica si rafforza anche così.